Un'intelligenza rivoluzionaria
Ogni anno la Edge Foundation fa una domanda provocatoria a un gruppo di scienziati. Quest'anno ha chiesto: "Cos'è che cambierà tutto?". Ecco la risposta di Kevin Kelly.

È difficile immaginare qualcosa di più rivoluzionario di un'intelligenza artificiale che sia economica, potente e con il dono dell'ubiquità: una mente artificiale in grado di apprendere e perfezionarsi. Basterebbe inserire una piccola quantità di vera intelligenza in un processo già esistente per aumentare enormemente la sua efficacia. Potremmo portare consapevolezza là dove oggi portiamo elettricità.
Ovviamente la impiegheremmo in importanti programmi di ricerca – come quelli per la cura del cancro o per la risoluzione di difficili problemi matematici – ma il grande cambiamento avverrà quando potremo dare consapevolezza a distributori automatici, scarpe, libri, dichiarazione dei redditi, automobili, email e misuratori di frequenza cardiaca.
Quest'intelligenza addizionale non dovrà somigliare a quella umana: il suo più grande beneficio è la capacità di ragionare in modo diverso. E dovrebbe essere gratuita, come le licenze gratuite su internet: farebbe fiorire il commercio e la scienza e si ripagherebbe in brevissimo tempo. Fino a poco tempo fa si pensava che i supercomputer avrebbero ospitato per primi questa mente artificiale e forse, in seguito, ne avremmo avute altre più piccole a casa o nei nostri robot personali.
Sarebbero state delle entità limitate:avremmo saputo dove finivano i nostri pensieri e dove cominciavano i loro. Ma il successo di Google fa pensare che la prossima intelligenza artificiale sarà su internet, sarà come internet.
Rendimento crescente
Più usiamo la rete, più l'intelligenza artificiale impara. Più lei impara, più noi la usiamo. È una curva a rendimento crescente e aumenta ogni volta che qualcuno clicca su un link o ne crea uno nuovo. Invece di decine di geni che cercano di programmare un'intelligenza artificiale in laboratorio, avremmo miliardi di persone impegnate ad attivare lampi di intelligenza tra miliardi di link della rete.
Man mano che il commercio, la scienza e la nostra vita quotidiana si trasferiscono in rete, il potenziale e i benefici di questa intelligenza reticolare aumentano. Molto probabilmente la prima vera intelligenza artificiale non nascerà in un supercomputer autonomo, ma all'interno di un superorganismo composto da miliardi di unità di elaborazione: la rete.
Ogni dispositivo che entra in contatto con quest'intelligenza condivide la conoscenza e contribuisce ad aumentarla. Un'intelligenza artificiale autonoma non potrebbe apprendere così velocemente e a fondo quanto una collegata a sei miliardi di menti umane, milioni di transistor online, centinaia di exabyte di dati reali, e alla capacità di correggersi dell'intera civiltà.
Quando arriverà, all'inizio non sarà nemmeno riconosciuta come intelligenza. La sua ubiquità contribuirà a camuffarla e, visto che risiederà in frammenti leggeri di codice diffusi nel globo, sarà senza volto. Potremmo attingere a quest'intelligenza diffusa in milioni di modi, attraverso uno schermo digitale in un punto qualunque della terra.
Sarà difficile capire cos'è e dove si trova: è la nostra memoria, o qualcosa su cui siamo tutti d'accordo? La stiamo cercando o è lei che cerca noi?
La sperpereremo in attività banali e in momenti casuali di intrattenimento, ma la useremo anche a favore della scienza. Quest'intelligenza embedded cambierà il modo in cui ci occupiamo di scienza. Strumenti enormemente intelligenti velocizzeranno le nostre misurazioni. Enormi quantità di dati ottenuti in tempo reale velocizzeranno il nostro modo di fare previsioni. Documenti estremamente efficaci velocizzeranno la nostra idea di conoscenza.
Il metodo scientifico è un metodo di conoscenza, ma è fondato sul modo in cui gli esseri umani conoscono il mondo. Se inseriamo un nuovo tipo di intelligenza in questo metodo, la conoscenza avverrà in modo diverso. E a quel punto cambierà tutto.
KEVIN KELLY, 57 anni, è un esperto di cultura digitale. È stato tra i fondatori di Wired. È appassionato di fotografia e di cultura asiatica. Vive in California. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo A new kind of mind.
Altri articoli di Kevin Kelly pubblicati da Internazionale:
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• Immersi in una bolla creativa
• I nostri fratelli artificiali
• Un piccolo gruppo di veri ammiratori
• Come fare soldi gratis
19 Jan 2009 - posted by
Internazionale

Commento di Giuseppe Amato
dal mio punto di vista,non confido sull'idea di creare qualcosa in grado di controllare la rete,oggi punto di riferimento della comunicazione e oltretutto basilare in certi aspetti ove l'uomo è direttamente obbligato a dipendere.Concordo sull'idea di portare avanti lo sviluppo di tecnologie in grado di migliorare la condizione umana punto di vista medico,oppure in grado di perfezionare una realtà umana sempre piu diretta ad un'immagine della perfezione della vita.Però pur essendo un esperto di cultura digitale questa persona farebbe bene a dividere l'idea di concretizzazione dei propri sogni con l'idea di qualche cosa in grado di generare il bene necessario a migliorare il mondo.Il bene in sè è un concetto che,come la perfezione viene immaginato da un personale punto di vista,non immagino che dipendere dalla rete di internet un domani sia necessario per darmi un nuovo punto di vista.forse potrei,vorrei, dovrei creare un'entità intelligente che nel tempo lanciata verso lo spazio sconosciuto possa descriverci nel viaggio ciò che un uomo non potrebbe vedere in quanto non immortali(...) con la differenza che una macchina o un flusso di energia autorigenerante potrebbe perdurare nel tempo e resistere.forse osservando cio che è fuori dal nostro mondo potremmo trvare risposte.e comunque la risposta di questo rispettoso intellettuale non è stata soddisfacente.come vede anch'io ho una grande idea in mente,il mio sogno.però lei o chiunque altro leggendola potrebbe essere in disaccordo perchè non è detto che sia veramente una soluzione per il Bene Umano.
Commento di Ragadast
The Mind non prevarrà.
Mi dispiace vedere che l'uomo deluso da se stesso e dai propri limiti, invece che comprendere che avere dei limiti non è nientaltro che naturale, e quindi ACCETTARSI, cerchi sempre più le strade dell'onnipotenza senza limiti, riversando le proprie ambizioni, frutto delle proprie paure, su forme di vita artificiali.
vogliamo davvero che The Mind pensi per noi?
sicuramente sarebbe tutto più facile, tutto più sicuro, tutto meno faticoso. ma non sarebbe più nostro.
Abbiamo lo strumento più potente della Natura. il nostro cervello. lo usiamo al 25%.
perchè sentiamo il bisogno di crearne un facsimile artificiale? perchè non investire sul nostro??
perchè ci richiederebbe FATICA.
cosa vidico? LE SPECIE ESTINTE SONO QUELLE CHE NON VOLEVANO FARE PIU' FATICA (fatica a migrare, fatica a cacciare, fatica a scappare).
auguri.
Spero di incontrarvi, voi che leggete, tra le file del futuro Fronte di Liberazione dell'Uomo e della Terra. il FLUT?? che strano...suona bene...
ciao a tutti, informatevi (meglio se non solo sul web, altrimenti apprende), e pensate ad apprendere voi, e i vostri figli
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