Compagno di studi di Yuja Wang al Curtis institute di Filadelfia, quindici anni dopo Teddy Abrams dedica alla pianista un concerto. È immaginato per essere eseguito insieme a Rhapsody in blue, che però nel disco non c’è. Peccato, anche perché così da ascoltare ci resta solo il lavoro di Abrams, lungo il doppio di quello di Gersh­win. Il grande ventaglio d’influenze del pezzo, nere e latino­americane, si dispiega in una scrittura orchestrale che ricorda quella di una big band, con tre sassofoni, chitarre elettriche e basso, piano Rhodes e organo elettrico. Il compositore dirige la sua orchestra di Louisville con un ottimo swing, ma l’incontro concertante con il pianoforte non arriva mai. Abrams ha scritto per la sua solista quattro grandi cadenze che le permettono di mettere in luce i suoi mezzi sbalorditivi, ma le fanno anche correre il rischio di un eccesso di narcisismo. L’album comincia con You come here often?, un pezzettino solista che sembra più che altro un bis. Michael Tilson Thomas, anche lui direttore d’orchestra, offre a Yuja Wang una parte birichina e molto dinamica, piena di pause da piano bar. Questo “progetto americano” è troppo corto da tutti i punti di vista.
Benoît Fauchet, Diapason

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Questo articolo è uscito sul numero 1517 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati