Il pianista brasiliano Amaro Freitas è sempre più celebrato sulla scena jazz internazionale. Il suo quarto album, Y’Y, lo vede immerso nelle acque amazzoniche e intriso della spiritualità che governa i brani. In Y’Y, Freitas mantiene intatta l’universalità del percorso afrobrasiliano dell’album precedente, Sankofa (2021), ma rivolge il suo sguardo alle foreste dell’Amazzonia e alle popolazioni di questa regione del Brasile che resiste alla distruzione e all’avidità dell’uomo. Con un titolo che significa “acqua” nel dialetto degli indigeni sateré mawé, Y’Y va inteso come una sinfonia amazzonica. Il viaggio parte dall’evocazione della magia dell’acqua nei primi due pezzi, Mapinguari (Encantado da mata) e Uiara (Encantada da água) – Vida e cura, che rivelano l’accento percussivo del pianoforte preparato di Freitas, fino a sfociare nel mare esuberante del brano finale, Encantados. Qui a Freitas si uniscono il bassista cubano Aniel Someillan, il batterista nordamericano Hamid Drake e il flautista e sassofonista britannico Shabaka Hutchings. L’omaggio di Freitas a sua madre in Gloriosa dimostra che il musicista continua ad avere i piedi immersi nelle acque del suo stato natale, il Pernambuco, e nelle sue radici afrobrasiliane. Y’Y è una splendida celebrazione della diaspora africana, e un deciso passo avanti per Freitas nell’universo illimitato del jazz.
Mauro Ferreira, O Globo

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1553 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati