Il 24 novembre è uscito This life, il nono disco in studio della band britannica Take That. Al primo ascolto, l’album non suggerisce niente di musicalmente rilevante, ma è stata l’occasione per la band di raccontarsi in un lungo podcast le cui puntate hanno fatto da conto alla rovescia in vista della pubblicazione. Oggi i Take That sono tre uomini poco più che cinquantenni, ma la loro vicenda artistica e umana è stata tra le più straordinarie degli ultimi decenni, sia per dimensioni del fenomeno sia per le continue cadute e risalite. Il gruppo fu assemblato nel 1990 da un manager di Manchester che stava cercando qualcuno che cantasse e ballasse nei locali della scena gay britannica. La band era composta da Jason e Howard, due ballerini e coreografi, Mark, cantante dall’aspetto angelico, il giovanissimo Robbie e Gary, prolifico autore di brani pop. La loro carriera partì da un concerto improvvisato dove scoprirono che le ragazzine impazzivano per loro, e li portò a un contratto con una grande etichetta, fino al primo posto in classifica con Pray; alla scoperta delle droghe; all’abbandono di Robbie Williams, passato alla carriera solista; al traumatico scioglimento e a uno splendente ritorno. Le sei ore totali di racconto attraversano sogni infranti e riscatti di una band capace di raggiungere uno dei successi più intensi della musica europea. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1539 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati