La sera del 23 ottobre del 1989 Charles Stuart telefona alla polizia e con parole confuse racconta di essersi perso con la sua auto nel quartiere Mission Hill, dove un nero ha cercato di rubargli la macchina e ha sparato a lui e alla moglie incinta. Stuart è sopravvissuto all’aggressione, mentre la moglie e il bimbo moriranno pochi giorni dopo in ospedale. L’indagine viene affidata al detective Peter O’Malley che, con l’appoggio del sindaco e dei magistrati, decide di dare carta bianca ai suoi agenti che indagano nei quartieri di periferia: nessuna regola, purché saltino fuori dei nomi. Ne seguono settimane d’inferno per gli abitanti di quei quartieri, soprattutto giovani afroamericani, che oltre a diventare sospetti soltanto per una vaga somiglianza con la descrizione dell’assassino fornita da Stuart, diventano anche il capro espiatorio della frustrazione della polizia bianca di Boston, alle prese con le tensioni derivate dalla fine della segregazione razziale nella città. Otto mesi dopo, il suicidio di Charles Stuart rivelerà che era stato lui a uccidere la moglie e a incolpare una generica persona nera per depistare le indagini. Adrian Walker, giovane cronista del Boston Globe ai tempi dell’omicidio, tenta una tessitura tra cronaca nera, storia e politica che riesce solo a metà: il risultato è avvincente sul piano del ritmo, ma l’analisi risulta un po’ superficiale. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1544 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati