Scienza

Piante depuratrici

Per eliminare gli inquinanti interni classificati come tossici e potenzialmente cancerogeni l’ingegneria genetica punta sulle piante d’appartamento. Alcune piante sono infatti in grado di decomporre i composti organici volatili rilasciati da deodoranti, rivestimenti, colle e vernici, ma con capacità assorbente limitata. L’azienda canadese Origen Air ha creato una variante transgenica della pianta sempreverde pothos (Epipremnum aureum), che grazie a un enzima presente nel fegato dei conigli decompone il benzene e la formaldeide. La pianta è venduta in Canada come parte di un sistema di purificazione per uffici che convoglia l’aria inquinata verso di lei. La startup francese Neoplants ha invece prodotto una versione di pothos in grado di decomporre anche il toluene, l’etilbenzene e lo xylene: oltre all’enzima del coniglio ci sono due geni di batteri depuratori e copie di geni della pianta stessa, scrive New Scientist. La capacità di depurazione sarebbe superiore al 30 per cento.

Le molecole del cancro

In uno studio condotto sui topi, alcuni ricercatori hanno scoperto una nuova classe di molecole, prodotte da un batterio che vive nell’intestino umano, che potrebbe essere legata allo sviluppo del cancro del colon retto. I ricercatori hanno monitorato il batterio Morganella morganii, presente insieme a molti altri nella flora intestinale umana. Analizzando le molecole prodotte dal batterio, hanno scoperto che alcune alterano il dna delle cellule intestinali in un modo che favorirebbe lo sviluppo del cancro. Il batterio è più diffuso nelle persone che soffrono della sindrome dell’intestino irritabile, una condizione che è stata associata allo sviluppo del cancro del colon retto. È più diffuso anche nelle persone che hanno già sviluppato questo tipo di cancro. L’intestino contiene moltissimi batteri, che producono vari tipi di molecole, alcune delle quali tossiche. Il prossimo passo sarà isolare le molecole in questione per capire meglio come agiscono e poi eventualmente mettere a punto trattamenti preventivi. Un altro aspetto da chiarire è il ruolo dell’alimentazione nella presenza del batterio Morganella nell’intestino. ◆

I neuroni degli elefanti

L’elefante africano ha 63mila neuroni facciali e quello asiatico 54mila. Probabilmente è il mammifero terrestre che ne ha di più. Gli esseri umani, per esempio, ne hanno meno di novemila. Questi neuroni controllano i movimenti e il loro numero riflette la morfologia, le dimensioni e la destrezza facciali spiega Science Advances. Gli elefanti africani hanno infatti orecchie più grandi dei loro parenti asiatici e due punte all’estremità della proboscide che usano come pinze per afferrare con precisione gli oggetti.

Come si diffondono Bq.1 e Xbb

L’evoluzione del virus sars-cov-2 dal ceppo originario di Wuhan (Fonti: NextStrain, Nature)

Al momento le sottovarianti più comuni del virus sars-cov-2 derivano tutte dalla variante omicron. In Europa, Nordamerica e Africa si sta diffondendo rapidamente la sottovariante Bq.1, anche se prevale ancora la Ba.5, mentre in Asia sta prendendo piede la Xbb. Non è ancora chiaro se sia più contagiosa la Bq.1 o la Xbb: i virologi stanno cercando di stabilirlo monitorando le aree in cui circolano entrambe. La velocità di diffusione, scrive Nature, potrebbe essere collegata alle mutazioni presenti nella regione rbd della proteina spike del coronavirus. Quante più mutazioni chiave ha la variante, tanto più velocemente sembra diffondersi.

Comunicazione animale

Molti animali che si pensava fossero muti possono in realtà emettere suoni. Un esempio sono le tartarughe, ma anche i tuatara (rettili) e i dipnoi (pesci polmonati). La scoperta ha permesso di ripensare l’evoluzione della comunicazione sonora tra animali. Secondo alcuni ricercatori, questa capacità era già presente nell’ultimo antenato comune dei vertebrati polmonati, vissuto circa quattrocento milioni di anni fa, scrive Nature Communications.

Nasa/Caltech-Jpl/Msss

Astronomia La sonda InSight ha registrato alcune scosse su Marte, dimostrando che il pianeta è sismicamente attivo. Ha anche rilevato la caduta, avvenuta il 24 dicembre 2021, di un asteroide di grandi dimensioni, che ha formato un cratere di 150 metri di diametro (nella foto) e causato una sequenza di scosse, scrive Science. Le ricerche hanno permesso di ricostruire la struttura interna di Marte, che è a strati come quella della Terra.

Etologia La ghiandaia (Garrulus glandarius) è capace di autocontrollo. L’uccello, scrive Philosophical Transactions of the Royal Society B, è in grado di rinunciare a una ricompensa immediata per averne una migliore in seguito. Questa capacità sarebbe legata anche al grado d’intelligenza individuale. Le ghiandaie che hanno ottenuto risultati migliori nei test cognitivi erano anche le più capaci di autocontrollo.

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1485 - 4 novembre 2022
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