Italia
Il baratro della dolce vita
- 7 settembre 2011
- 18.23
Ulrike Sauer, Süddeutsche Zeitung, Germania
Non era mai capitato che un paese fondatore della Unione europea si comportasse in modo così svergognato nei confronti della comunità europea come sta facendo l’Italia. Che questo stato fortemente indebitato riesca a risolvere i suoi problemi è in dubbio già da due mesi. La strategia di risanamento del governo, che ha cercato di nuovo di rinviare il problema alla prossima legislatura, appare troppo stravagante, troppo italiana. I vanitosi politici di Roma preferiscono litigare invece di risanare il loro paese. Le lacerazioni interne alla coalizione di governo e gli scontri appena dissimulati tra il premier Silvio Berlusconi e il ministro delle finanze Giulio Tremonti alimentano la sfiducia dell’Europa. Intanto l’esecutivo si è giocata la reputazione.
Eppure all’inizio sembrava che tutti mirassero allo stesso obiettivo. All’inizio di agosto, i guardiani della moneta unica da Francoforte hanno chiesto all’Italia di anticipare l’abbattimento del deficit e di attuare riforme durature. In cambio, hanno comprato titoli di stato italiani per sostenerne la domanda. La Banca centrale europea (Bce) ha così concesso a Roma un po’ di tempo prezioso. Tempo che i politici italiani avrebbero dovuto sfruttare per recuperare un po’ di fiducia attraverso una scrupolosa politica finanziaria. Ma il piano non è riuscito.
Al contrario, Berlusconi e i suoi hanno fatto di tutto per peggiorare ulteriormente la situazione del loro paese e per danneggiare ancora di più l’immagine dell’Italia agli occhi dei mercati finanziari mondiali. Ormai è chiaro: il salvagente della Bce ha liberato Berlusconi da quelle pressioni che gli sarebbero servite per riformare lo stato. Grazie agli aiuti giunti dall’Europa, Roma ha potuto tornare tranquillamente alla solita politica clientelare. All’estero tutti sono rimasti esterefatti: Berlusconi ha fatto a pezzi il suo primo pacchetto di risparmio approvato da poche settimane, ha eliminato una tassa sui patrimoni più elevati che era già stata stabilita e ha revocato i tagli al bilancio. Per questo molti si chiedono se valga ancora la pena intervenire in favore dell’Italia.
Forse non ne vale la pena. Invece di attuare riforme generali, adesso Roma annuncia una lotta all’evasione fiscale, il classico trucco da quattro soldi a cui si ricorre quando non si sa che pesci pigliare. In risposta, venerdì i tassi d’interesse italiani sono balzati alle stelle, raggiungendo il livello più elevato dall’inizio dell’acquisto di titoli da parte della Bce.
Quello è stato il giorno in cui gli italiani hanno scoperto che cosa pensa davvero di loro il primo ministro. In una telefonata intercettata dagli inquirenti, Berlusconi ha definito l’Italia un “paese di merda” da cui sarebbe andato via al più presto. L’Italia un “paese di merda”?
Una vaga idea di cosa stia davvero a cuore a Berlusconi si è avuta giovedì 1 settembre, quando Giampaolo Tarantini è stato arrestato. L’imprenditore barese è sospettato di aver fornito le prostitute per i festini erotici organizzati dal premier nella capitale e di aver poi chiesto al presidente del consiglio 500mila euro e una rendita mensile di 20mila euro per comprare il suo silenzio. Tra le faccende private di Berlusconi da una parte e l’abisso della crisi del debito dall’altra, la situazione italiana fa pensare a un brutto film, un film che però nessuno ha ancora capito al di fuori dell’Italia. E come sarebbe stato possibile? In tutte le altre capitali d’Europa il narcisista milanese sarebbe stato subito liquidato come fantoccio e privato del potere. Invece in Italia può restare al suo posto, e perfino vantarsi del suo futuro politico.
Ora tocca all’Europa spiegare a quest’uomo quali siano i suoi limiti. Il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha sottolineato con insistenza il rischio di annacquamento del pacchetto di risparmio italiano e la Commissione europea critica l’“eccessiva fiducia” dell’Italia nella lotta all’evasione fiscale. Il governo tedesco, chissà come mai, è ancora ottimista. Berlino ha annunciato nel corso del fine settimana di confidare nel fatto che l’Italia attuerà il suo programma di risparmio. Bene. Ma in questo momento l’Italia di Berlusconi non ha bisogno di parole d’incoraggiamento, ma di pressioni intense. Quanto al primo ministro che se ne andrebbe volentieri dal “paese di merda”, meglio che lo faccia al più presto. Per l’Italia sarebbe una fortuna se l’uomo che ha plasmato quasi vent’anni di politica nazionale facesse finalmente i bagagli. La Bce potrà salvare l’Italia soltanto se il paese si aiuterà da solo. Ma a Berlusconi il suo paese non interessa. Lui è interessato solo a se stesso.
Traduzione di Floriana Pagano
5 settembre 2011