La trasformazione delle Farc colombiane
A giudicare dagli eventi recenti, la cosa più difficile per l’ex gruppo guerrigliero colombiano delle Farc non sarà il disarmo. La distruzione dei fucili è già cominciata sotto la supervisione delle Nazioni Unite e c’è ancora tempo per localizzare tutti i depositi segreti di armi. Insomma, nonostante i problemi e i dubbi, la questione sembra quasi risolta.
Oggi i militanti e i dirigenti di Forza alternativa rivoluzionaria del comune, il partito nato il 1 settembre dall’ex guerriglia, stanno cominciando a conoscere gli inconvenienti della democrazia. Alla fine di agosto hanno deliberato e sottoposto a votazione l’orientamento politico e le norme del nuovo partito. Prima, durante la lotta armata, il gruppo era governato con una disciplina militare. Lo stato maggiore centrale e il segretariato delle Farc prendevano decisioni di comune accordo, ma le discussioni si svolgevano tra un massimo di trentuno persone. Poi gli ordini erano trasmessi ai gruppi e alla base, e dovevano essere rispettati alla lettera. All’epoca di Manuel Marulanda Vélez la sua posizione di _líder máximo _era indiscutibile. Nel 2008 la sua morte aveva lasciato le Farc senza una guida. Il comando era passato prima ad Alfonso Cano e poi a Rodrigo Londoño Echeverri, detto Timochenko, e c’erano state le prime spaccature. All’inizio le discussioni riguardavano l’avvio del processo di pace e i limiti invalicabili per i negoziati. Ma con la firma dell’accordo nel novembre del 2016, questi argomenti sono stati superati e sono emerse nuove differenze.
Inconvenienti
Dal 26 agosto al 1 settembre, a Bogotá, davanti a più di mille delegati di tutto il paese, le diverse correnti delle Farc si sono confrontate apertamente tra due grandi schieramenti: uno favorevole a mantenere l’ideologia marxista-leninista e l’acronimo Farc, l’altro orientato a creare un movimento politico più ampio, più vicino al socialismo, con un’immagine rinnovata e il nome di Nuova Colombia. Il primo schieramento era guidato da Iván Márquez, Jesús Santrich e Mauricio Jaramillo, il secondo da Timochenko, Pablo Catatumbo, Carlos Antonio Lozada e Pastor Alape. Il congresso è terminato senza un vincitore chiaro: l’acronimo Farc è stato mantenuto, ma l’ideologia marxista leninista è stata esplicitamente accantonata.
Per analizzare i risultati del congresso bisogna guardare anche alla composizione della direzione collegiale del partito, formata da 111 persone. La corrente guidata da Timochenko sostiene di avere la maggioranza. Ma secondo un documento divulgato il 2 settembre e ottenuto da Colombia 2020, un portale di notizie creato per seguire la fase successiva al conflitto, Márquez avrebbe ottenuto 888 preferenze rispetto alle 820 di Timochenko.
◆ Il 4 settembre 2017 il gruppo guerrigliero dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e il governo colombiano hanno firmato un accordo per un cessate il fuoco bilaterale che comincerà il 1 ottobre e resterà in vigore fino al 12 gennaio 2018. L’obiettivo, ha detto il presidente Juan Manuel Santos, è proteggere i cittadini durante i colloqui di pace con la guerriglia. L’annuncio è arrivato due giorni prima della visita di papa Francesco in Colombia. Bbc, El Espectador
Il risultato non implica che il capo del partito dovrà essere per forza Iván Márquez né che Timochenko abbia perso la sua posizione di leader. Dal voto sono emerse anche nuove figure che aspirano al comando. Bisogna riflettere sul fatto che, nei primi trenta posti, sono rientrate delle donne che non appartenevano ai vertici delle Farc e alcuni civili provenienti dalle organizzazioni sociali, dai sindacati e dal movimento Marcha patriótica.
In meno di un anno, consultando le basi e con la partecipazione di tutte le correnti, l’ex gruppo guerrigliero si è dotato di una direzione collegiale, di un nome, di un’immagine e di un programma politico per il partito. Ora la direzione collegiale delle Farc dovrà affrontare due questioni che segneranno il futuro dell’organizzazione: nominare il capo del partito e decidere i dieci candidati alla camera e al senato. Non sarà un’impresa facile, ma sono gli inconvenienti della democrazia. ◆fr
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Questo articolo è uscito sul numero 1221 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati