Nonostante le polemiche per il numero insufficiente di schede stampate, l’11 marzo è stata una bella giornata elettorale. La democrazia colombiana, anche se ancora piuttosto debole, è stata difesa appassionatamente da chi è andato a votare. Prima di tutto, un dato: 17.818.185 cittadini hanno partecipato alle elezioni legislative e alle primarie per le presidenziali. Nonostante si tratti di meno della metà degli aventi diritto, è un dato da non disprezzare se si pensa alla tradizionale indifferenza dei colombiani per le elezioni. Inoltre i problemi con le schede hanno lasciato un’immagine per i posteri: i cittadini che difendono il loro diritto a votare, denunciando le irregolarità.
Un’altra immagine storica che merita di essere evidenziata è quella degli ex guerriglieri delle Farc che votano ed esibiscono con orgoglio il loro certificato elettorale. Otto anni fa una cosa del genere sarebbe stata impensabile. Anche grazie al fatto che l’Eln (un’organizzazione guerrigliera ancora attiva) ha rispettato la tregua, abbiamo vissuto le elezioni più pacifiche degli ultimi cinquant’anni. Non è stato necessario spostare neanche un seggio e non ci sono notizie di persone costrette a votare secondo gli ordini di qualcuno. Il silenzio delle armi ha permesso ai colombiani di concentrarsi sulla corruzione: i video che mostrano la compravendita di voti descrivono un paese che finalmente può occuparsi dei problemi più gravi.
Quanto agli eletti, sono molti i motivi di speranza. Il congresso si è rinnovato con una valanga di volti nuovi. Quelli che volevano entrare in parlamento cavalcando l’odio sono stati sconfitti nella maggior parte dei casi. Il risultato è un parlamento eterogeneo che rappresenta tutto lo spettro politico. Certo, restano le macchie di chi è entrato al congresso grazie ad alleanze discutibili, ma ci sarà tempo per vigilare. Per il momento la Colombia ha tutte le ragioni per festeggiare. ◆ as
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1247 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati