L’11 settembre a Barcellona circa un milione di persone ha partecipato alla manifestazione indetta in occasione della diada con lo slogan “Costruiamo la repubblica catalana”. È il settimo anno consecutivo che la festività catalana viene celebrata con un corteo indipendentista. Come le precedenti, anche questa edizione ha evidenziato la forza del separatismo, la sua capacità di mobilitazione e la civiltà dei manifestanti, che hanno resistito alle provocazioni.

Quest’anno la manifestazione dell’11 settembre era basata su due rivendicazioni: liberare i politici che sono ancora sottoposti al carcere preventivo per aver infranto l’ordine costituzionale un anno fa, e permettere a quelli che sono fuggiti all’estero di tornare. La difesa della repubblica e dell’indipendenza è passata in secondo piano. È comprensibile. La richiesta di libertà per gli arrestati non è sostenuta solo dagli indipendentisti, ma è condivisa da buona parte della società catalana, che considera eccessiva la durata della loro detenzione e vorrebbe un riesame delle accuse. La pensa così anche il ministro degli esteri spagnolo Josep Borrell, che si è distinto per la sua fermezza davanti all’unilateralismo. Borrell ha ragione: la liberazione dei politici catalani contribuirebbe a pacificare la situazione e permetterebbe di lavorare a una soluzione politica al conflitto.

La diada del 2018 si è svolta in un clima molto più calmo rispetto all’anno scorso. Sono ormai sette anni che le manifestazioni indipendentiste registrano una partecipazione enorme, ma bisogna ricordare che ogni anno si ripete che l’indipendenza è dietro l’angolo, nonostante la realtà abbia smentito questa pretesa. L’indipendentismo non ha i numeri per imporre la sua volontà. Bisogna trovare soluzioni che vadano oltre la protesta. La maggioranza degli indipendentisti ne è perfettamente consapevole, così come lo stato spagnolo è consapevole di non poter ignorare le loro rivendicazioni. È ora di mettere da parte i rancori e proseguire sulla via del dialogo con sincerità e spirito costruttivo, consapevoli che senza concessioni da entrambe le parti non ci saranno progressi per tutti i catalani. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1273 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati