La recente cattura di jihadisti stranieri in Siria dimostra che il gruppo Stato islamico (Is) è ancora una minaccia nel paese e che i curdi restano un indispensabile alleato dell’occidente. Eppure i curdi si ritrovano circondati da nemici e l’appoggio dei loro presunti alleati è sempre meno convinto. L’impressione è confermata dalla decisione di Donald Trump di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria. Il vuoto di potere creato da questa decisione avventata sarà riempito dalla Russia, dall’Iran e dal presidente siriano Bashar al Assad. Nessuno dei tre può essere considerato un possibile alleato.

Ci sono buoni motivi per ritirarsi dalla Siria. Ma la decisione di Trump non tiene conto della situazione dei curdi, che hanno combattuto per conto dei paesi occidentali riluttanti a impegnare i loro soldati. I curdi hanno sconfitto l’Is a Kobane, scongiurato il massacro degli yazidi sul monte Sinjiar e c0nquistato Raqqa. Molti di loro fanno parte delle Ypg, le Unità di protezione del popolo legate ai ribelli del Pkk turco. Ankara li considera terroristi che minacciano l’integrità della Turchia. I curdi siriani invece dicono di volere solo l’autonomia in uno stato federale siriano. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton, ha detto che gli Stati Uniti ritireranno le truppe solo se Ankara s’impegnerà a non attaccare i curdi. Pochi credono che questa mossa avrà l’effetto desiderato, e i curdi stanno cercando di trovare un accordo con Assad in cambio di protezione. L’errore di Trump manderà un messaggio inquietante agli alleati degli Stati Uniti in tutto il mondo. A marzo il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan dovrà affrontare le elezioni amministrative, e vorrà fare contenti i suoi elettori dando un’altra lezione ai curdi.

Il ritiro da una guerra non può essere fatto in fretta e furia e annunciato sui social network. Il piano degli Stati Uniti ha qualche merito: se portato avanti con intelligenza, il ritiro dalla Siria potrebbe rendere Erdoğan un alleato più affidabile all’interno della Nato, e per Trump significherebbe mantenere una delle promesse fatte durante la campagna elettorale. Ma la guerra contro l’Is non è ancora finita. La presenza degli Stati Uniti non dovrebbe essere a tempo indeterminato, ma dovrebbe comunque avere uno scopo strategico ed essere vincolata all’eliminazione di qualsiasi possibilità di un ritorno dell’Is. In questa impresa i curdi hanno perso migliaia di soldati. Meritano un trattamento migliore. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 11. Compra questo numero | Abbonati