Il premier canadese Justin Trudeau sta affrontando un grave scandalo politico. Per uscirne deve presentare al popolo canadese la sua versione della storia, per intero, e deve farlo subito. Una smentita superficiale non sarebbe sufficiente, perché le accuse sono troppo gravi: l’ex ministra della giustizia Jody Wilson-Raybould accusa Trudeau e il suo staff di aver fatto pressioni perché aiutasse un’azienda amica, la Snc-Lavalin, a uscire indenne da un processo.

Quando la vicenda avrà fatto il suo corso toccherà ai canadesi giudicare, nel segreto dell’urna. Le elezioni legislative sono previste per ottobre, ma in questi mesi può ancora succedere di tutto.

Jody Wilson-Raybould a Ottawa, il 27 febbraio 2019 (Adrian Wyld, The Canadian Press/Ap/Ansa)

La tragica ironia è che, fino a tre settimane fa, i progressisti di Trudeau erano praticamente sicuri della rielezione. Le loro politiche, oltre alla fortuna di avere un’opposizione in pessimo stato e una situazione economica globale positiva, avevano formato una passerella che portava dritto alla seconda vittoria di Trudeau. Le persone che il premier ha sempre detto di voler rappresentare, “la classe media e quelli che lavorano duro per entrare a farne parte”, hanno vissuto abbastanza bene negli ultimi anni.

Sfidato e colpito

Il 26 febbraio Statistics Canada, l’agenzia governativa di statistica, ha rivelato che il tasso di povertà infantile è tornato a scendere. Dopo aver raggiunto un picco del 15 per cento nel 2012, oggi è al 9 per cento. Questo miglioramento è dovuto anche all’iniziativa, voluta dal governo Trudeau, chiamata Canada child benefit, che ha migliorato la condizione delle famiglie con bambini e un reddito medio o basso.

La percentuale di famiglie che vivono in povertà è scesa dal 10,6 per cento del 2016 al 9,5 per cento del 2017. La povertà tra gli anziani è scesa fino al 3,9 per cento. Il tasso di disoccupazione è ai minimi dagli anni settanta e il reddito della classe media sta aumentando. Il governo di Trudeau ha ereditato gran parte delle tendenze positive dal governo precedente, ma può comunque rivendicare questi risultati.

Da sapere
Le tappe dello scandalo

14 gennaio 2019 Jody Wilson-Raybould, ministra della giustizia del governo di Justin Trudeau, viene spostata al ministero per i reduci di guerra, un incarico meno importante.

7 febbraio Il Globe and Mail rivela che alla fine del 2018 l’ufficio del primo ministro aveva fatto pressioni su Wilson-Raybould per intervenire a favore dell’azienda Snc-Lavalin in un processo che riguardava presunte tangenti in alcuni contratti con la Libia. La Snc-Lavalin è vicina al Partito liberale guidato da Trudeau. Se condannata, l’azienda non potrà partecipare a bandi pubblici per dieci anni.

12 febbraio Wilson-Raybould lascia il ministero per i reduci senza dare spiegazioni.

18 febbraio Gerald Butts, amico e consigliere politico di Trudeau, si dimette.

27 febbraio Durante una testimonianza davanti al parlamento, Wilson-Raybould conferma di aver ricevuto pressioni da Trudeau e dal suo staff per lasciar cadere le accuse contro la Snc-Lavalin.

4 marzo Jane Philpott, presidente dell’agenzia del tesoro, uno dei ministeri che si occupano di controllare le spese del governo, si dimette dicendo di dover “rispettare i princìpi personali e le responsabilità etiche”.


Questo scandalo però cambia tutto. Se il primo ministro e i suoi collaboratori più importanti si sono allontanati dalla retta via, potrebbero aver messo a repentaglio il loro futuro politico. Saranno i canadesi a giudicare, ma potrebbero esserci degli sviluppi già prima di ottobre. La lista di persone pronte a colpire potrebbe includere anche gli alleati di Trudeau in parlamento, che finora stranamente non hanno preso posizione su questa vicenda.

Il caso di Wilson-Raybould ci ha svelato molte cose. Per esempio ora sappiamo che un primo ministro può anche apparire onnipotente, in grado di promuovere parlamentari al rango di ministri e declassare ministri al rango di parlamentari, ma può anche essere sfidato e colpito al cuore dagli stessi parlamentari.

L’evoluzione della vicenda dipenderà dalla reazione di Trudeau. Il premier deve convincere i canadesi di non aver fatto nulla di male. Potrà anche ammettere alcuni errori, ma dovrà comunque dare l’impressione di aver rimediato. Il tempo per farlo c’è, ma sta scorrendo rapidamente. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1297 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati