I progressi fatti nella riduzione della fame a livello globale dall’inizio del secolo dimostrano tutto il valore degli aiuti per lo sviluppo. Ma questo progresso è sempre stato irregolare, e secondo gli ultimi dati potrebbe addirittura essersi fermato. Un rapporto delle Nazioni Unite afferma che oggi nel mondo più di 820 milioni di persone soffrono la fame. Questo numero è aumentato per il terzo anno consecutivo, soprattutto in Africa e in alcune aree del Medio Oriente e dell’America Latina.
Secondo il rapporto altri due milioni di persone, di cui molte negli Stati Uniti e in Europa, non hanno accesso ad alimenti sani e rischiano obesità e altri disturbi. I dati confermano che non basta aumentare la produzione alimentare, bisogna anche promuoverne la varietà e l’accessibilità e l’istruzione dei cittadini.
Le cifre che riguardano i paesi poveri sono allarmanti. Raggiungere l’obiettivo di cancellare la fame entro il 2030 sarà molto difficile. Il cambiamento climatico sta colpendo duramente l’agricoltura. Il numero di aziende agricole è in calo, con conseguenze nefaste sul modo in cui gli alimenti sono prodotti e distribuiti. Il problema è particolarmente grave nei paesi dove la crescita economica stenta, la violenza è diffusa o si registra un’elevata disuguaglianza.
La capacità di mobilitazione è compromessa dalla grave carenza di aiuti internazionali. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha rivelato che gli aiuti esteri sono calati del 2,7 per cento rispetto all’anno scorso. Il Consiglio norvegese per i rifugiati riferisce che le agenzie umanitarie hanno ricevuto meno di un terzo dei fondi necessari per assistere le popolazioni colpite dalle diverse crisi mondiali.
La riduzione della fame è il risultato di uno sforzo globale sostenuto da risorse adeguate. Se questo sforzo non sarà mantenuto, i progressi saranno cancellati. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1316 di Internazionale, a pagina 13. Compra questo numero | Abbonati