La Commissione europea ha chiesto agli stati dell’Unione di limitare o addirittura escludere i fornitori della rete 5g considerati “ad alto rischio” per la sicurezza. I timori sono comprensibili. La rete 5g è un sistema che permetterà grandi passi avanti in diversi settori, dall’integrazione delle comunicazioni alle operazioni chirurgiche a distanza e al coordinamento dei trasporti, oltre a garantire un’elevatissima velocità di trasmissione dei dati. Sarà essenziale per i sistemi sanitari, militari ed economici. Di conseguenza è fondamentale che non sia manipolabile da governi stranieri.
L’invito della Commissione vuole essere una risposta moderata alle critiche rivolte dagli Stati Uniti all’azienda cinese Huawei, accusata di essere uno strumento di Pechino per infiltrarsi nella tecnologia occidentale. Gli Stati Uniti hanno escluso l’azienda dalle loro reti pubbliche. Bruxelles invece non ha messo al bando la Huawei né altri fornitori come la Zte, ma invita ogni stato dell’Unione a prendere le misure necessarie per proteggersi. La Commissione sa che la decisione statunitense è la conseguenza della guerra aperta tra Washington e Pechino per ottenere il dominio sulle tecnologie d’avanguardia. Inoltre teme di condannarsi a un forte ritardo tecnologico rispetto a Stati Uniti, Cina e anche al Regno Unito, che non ha escluso la Huawei pur definendola un “fornitore ad alto rischio”. Alla fine dell’anno 138 città europee useranno la rete 5g. Frenare ora significherebbe perdere tra i due e i cinque anni.
Un’altra interpretazione è che la Commissione abbia voluto prendere tempo finché non si conosceranno le scelte di altri paesi o finché gli stati membri, su cui ricade la responsabilità di segnalare i “fornitori ad alto rischio”, non si pronunceranno sulle esclusioni. La decisione finale, insomma, è rinviata. Ma la probabilità di una rete 5g in Europa senza Huawei è molto bassa.
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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati