I coronavirus sono virus comuni che negli esseri umani possono causare varie malattie, dal raffreddore a gravi sindromi respiratorie. Il nuovo coronavirus individuato a Wuhan, in Cina, è responsabile di un’epidemia di polmonite. Fino al 5 febbraio i casi confermati sono stati 24.630, quelli sospetti 23.260 e le morti 494. Più del 99 per cento dei casi si trova in Cina, ma sono state individuate 194 persone contagiate in 25 paesi, quasi tutte provenienti dalla Cina.

• I sintomi principali sono febbre, tosse secca e, a volte, difficoltà respiratorie.

• Molto probabilmente si trasmette come una normale influenza, soprattutto per via aerea (tosse, starnuti) o attraverso il contatto diretto (mani contaminate su occhi, naso o bocca) o con superfici e ambienti contaminati. Non è escluso il contagio da persone infettate senza sintomi o durante l’incubazione, che sembra variare da 1 a 12,5 giorni con una media di 5-6 giorni.

Da sapere
Virus a confronto
Tasso di letalità, percentuale (scala logaritmica) Nota: dati medi su letalità e numero di contagi. La letalità può variare nel tempo. Le stime sul coronavirus si basano sui primi dati. Numero medio di persone contagiate da ogni malato (fonte: the new york times)

• Secondo la commissione nazionale per la salute cinese, l’80 per cento dei contagiati morti finora aveva più di 60 anni e il 75 per cento aveva patologie preesistenti, come malattie cardiovascolari o diabete.

• Al momento il tasso di letalità è del 2-3 per cento. In confronto, la normale influenza ha un tasso di letalità dello 0,1 per cento. Negli Stati Uniti tra il 1 ottobre 2019 e il 25 gennaio 2020 sono stati stimati 19-26 milioni di casi d’influenza stagionale e 10-25mila morti.

• Non è ancora chiaro quanto sia contagioso il virus. Si sa che si trasmette da persona a persona. I calcoli preliminari sul numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare, noto come R0, indicano un valore tra 1,5 a 3,5 per persona infetta. L’influenza stagionale di solito ha un R0 di circa 1,3.

• Al momento non ci sono medicine specifiche per l’infezione, solo trattamenti sintomatici o antivirali di solito usati per altre infezioni. Non esiste un vaccino, ma i progressi della tecnologia potrebbero consentire di testarne uno entro tre mesi. Tuttavia passare dai test a una produzione di massa richiede parecchio tempo.

• Si pensa che il virus abbia fatto un salto di specie passando dal pipistrello agli esseri umani, forse attraverso un altro animale. Anche se i primi casi sono stati segnalati a dicembre in persone che erano state in un mercato di Wuhan che vende anche animali vivi, i primi contagi potrebbe essere avvenuti mesi prima.

• Le autorità sanitarie cinesi hanno isolato il virus (lo hanno cioè separato dai tessuti o dai fluidi dell’organismo infettato), hanno sequenziato il suo genoma e condiviso la sequenza con la comunità scientifica internazionale. Il virus è stato isolato anche da altri gruppi di ricerca, tra cui uno italiano. Avere campioni del virus è fondamentale per poterlo studiare a fondo, e per testare farmaci e vaccini.

• In tutto il mondo molti gruppi di ricerca sono al lavoro e condividono i loro risultati: tra il 10 e il 30 gennaio sono state rese pubbliche 54 nuove ricerche in lingua inglese. La maggior parte non è ancora passata per la revisione di altri esperti (peer review), ma è disponibile online. Molti articoli riguardano la rapidità con cui il virus si diffonde o la durata del periodo d’incubazione. Altri studi si concentrano sulla struttura del virus e sulla sua composizione genetica, informazioni utili per individuare i bersagli farmacologici o sviluppare un vaccino.

• Il Robert Koch Institut, l’ente tedesco per il controllo delle malattie, ha messo in dubbio uno studio pubblicato il 30 gennaio dal New England Journal of Medicine (Nejm) da cui emergeva che il virus può essere trasmesso anche prima della comparsa dei sintomi. Si basava sulle testimonianze di quattro persone contagiate in Germania da una donna proveniente da Shanghai. Contrariamente a quanto pensavano gli altri pazienti, la donna presentava già sintomi al momento del loro incontro. Questo non esclude che ci possa essere un contagio in assenza di sintomi.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha decretato l’emergenza sanitaria globale, ma non ha dichiarato che è una pandemia. Lo farà se emergono focolai persistenti in più parti del mondo. L’aumento della popolazione urbana e degli spostamenti su scala globale, e i cambiamenti climatici aumentano il rischio di pandemie. Ma cresce anche il flusso delle informazioni e la consapevolezza di quello che succede in paesi lontani. Attraverso internet e i social network si diffondono però anche notizie false (per esempio che il virus sia stato creato in laboratorio) che, insieme a reazioni esagerate e immotivate, possono aggravare la situazione.

Cosa sappiamo del nuovo virus? • I sintomi principali sono febbre, tosse secca e, a volte, difficoltà respiratorie. • Molto probabilmente si trasmette come una normale influenza, soprattutto per via aerea (tosse, starnuti) o attraverso il contatto diretto (mani contaminate su occhi, naso o bocca) o con superfici e ambienti contaminati. Non è escluso il contagio da persone infettate senza sintomi o durante l’incubazione, che sembra variare da 1 a 12,5 giorni con una media di 5-6 giorni. • Secondo la commissione nazionale per la salute cinese, l’80 per cento dei contagiati morti finora aveva più di 60 anni e il 75 per cento aveva patologie preesistenti, come malattie cardiovascolari o diabete. • Al momento il tasso di letalità è del 2-3 per cento. In confronto, la normale influenza ha un tasso di letalità dello 0,1 per cento. Negli Stati Uniti tra il 1 ottobre 2019 e il 25 gennaio 2020 sono stati stimati 19-26 milioni di casi d’influenza stagionale e 10-25mila morti. • Non è ancora chiaro quanto sia contagioso il virus. Si sa che si trasmette da persona a persona. I calcoli preliminari sul numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare, noto come R0, indicano un valore tra 1,5 a 3,5 per persona infetta. L’influenza stagionale di solito ha un R0 di circa 1,3. • Al momento non ci sono medicine specifiche per l’infezione, solo trattamenti sintomatici o antivirali di solito usati per altre infezioni. Non esiste un vaccino, ma i progressi della tecnologia potrebbero consentire di testarne uno entro tre mesi. Tuttavia passare dai test a una produzione di massa richiede parecchio tempo. • Si pensa che il virus abbia fatto un salto di specie passando dal pipistrello agli esseri umani, forse attraverso un altro animale. Anche se i primi casi sono stati segnalati a dicembre in persone che erano state in un mercato di Wuhan che vende anche animali vivi, i primi contagi potrebbe essere avvenuti mesi prima. A che punto è la ricerca? • Le autorità sanitarie cinesi hanno isolato il virus (lo hanno cioè separato dai tessuti o dai fluidi dell’organismo infettato), hanno sequenziato il suo genoma e condiviso la sequenza con la comunità scientifica internazionale. Il virus è stato isolato anche da altri gruppi di ricerca, tra cui uno italiano. Avere campioni del virus è fondamentale per poterlo studiare a fondo, e per testare farmaci e vaccini. • In tutto il mondo molti gruppi di ricerca sono al lavoro e condividono i loro risultati: tra il 10 e il 30 gennaio sono state rese pubbliche 54 nuove ricerche in lingua inglese. La maggior parte non è ancora passata per la revisione di altri esperti (peer review), ma è disponibile online. Molti articoli riguardano la rapidità con cui il virus si diffonde o la durata del periodo d’incubazione. Altri studi si concentrano sulla struttura del virus e sulla sua composizione genetica, informazioni utili per individuare i bersagli farmacologici o sviluppare un vaccino. • Il Robert Koch Institut, l’ente tedesco per il controllo delle malattie, ha messo in dubbio uno studio pubblicato il 30 gennaio dal New England Journal of Medicine (Nejm) da cui emergeva che il virus può essere trasmesso anche prima della comparsa dei sintomi. Si basava sulle testimonianze di quattro persone contagiate in Germania da una donna proveniente da Shanghai. Contrariamente a quanto pensavano gli altri pazienti, la donna presentava già sintomi al momento del loro incontro. Questo non esclude che ci possa essere un contagio in assenza di sintomi. C’è il rischio di una pandemia? L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha decretato l’emergenza sanitaria globale, ma non ha dichiarato che è una pandemia. Lo farà se emergono focolai persistenti in più parti del mondo. L’aumento della popolazione urbana e degli spostamenti su scala globale, e i cambiamenti climatici aumentano il rischio di pandemie. Ma cresce anche il flusso delle informazioni e la consapevolezza di quello che succede in paesi lontani. Attraverso internet e i social network si diffondono però anche notizie false (per esempio che il virus sia stato creato in laboratorio) che, insieme a reazioni esagerate e immotivate, possono aggravare la situazione.

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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati