◆ Cinquant’anni fa Cancún, nella penisola dello Yucatán, era un villaggio di appena cento abitanti, che si trovava in una delle aree più povere del Messico. Era stretto tra la giungla, dune di sabbia dalle forme irregolari e una costa piena di paludi e mangrovie.
Negli ultimi cinquant’anni, però, Cancún è diventata una delle principali attrazioni turistiche del paese. La svolta non è avvenuta per caso: alla fine degli anni sessanta il governo messicano decise di puntare sul turismo per rilanciare l’economia. Per trovare la località perfetta, furono analizzati al computer dati statistici di varie aree del paese. La scelta cadde su Cancún perché aveva condizioni meteorologiche ideali, spiagge di sabbia bianca e mari cristallini. Inoltre, si trovava vicino a importanti siti archeologici, come le rovine maya di Chichén Itzá e Tulum. Nel gennaio del 1970 fu avviata la costruzione delle infrastrutture turistiche. Il primo hotel fu inaugurato nel 1974 e l’anno dopo la città ospitò centomila turisti. Oggi Cancún accoglie circa due milioni di visitatori all’anno e genera circa un quarto delle entrate turistiche del paese.
Le due immagini, scattate rispettivamente dai satelliti Landsat 5 e Landsat 8 della Nasa, mostrano la crescita di Cancún dal 1985 al 2019. Alla fine degli anni ottanta la città aveva 120mila abitanti, nel 2015 740mila. La maggior parte degli hotel si trova lungo una striscia di spiaggia di 27 chilometri. Il rapido sviluppo urbano ha però causato problemi ambientali. Uno dei principali è l’inquinamento del mare dovuto agli scarichi fognari degli hotel. Le acque non trattate minacciano gli ecosistemi marini e la crescita dei coralli. La costruzione degli hotel ha anche causato una parziale erosione delle spiagge.
–Kasha Patel (Nasa)
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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 97. Compra questo numero | Abbonati