Il 6 febbraio le forze del regime siriano hanno riconquistato la città di Saraqeb, un punto strategico nella zona orientale della provincia di Idlib, mentre crescono le tensioni con la Turchia e c’è incertezza sulle prossime mosse dei combattenti dell’opposizione e sul futuro delle postazioni militari turche nella regione. Nei giorni precedenti le forze del regime erano riuscite a farsi strada nelle zone rurali e a circondare Saraqeb, prendendo il controllo di Nayrab, a ovest della città, e di Afes, a nord. Saraqeb si trova all’intersezione di due grandi autostrade: la M5, che collega la capitale politica, Damasco, a quella economica, Aleppo; e la M4, che unisce le province di Lattakia e Aleppo, cioè l’ovest e l’est del paese. È per questo che la riconquista della città era così importante per il regime siriano e la Russia sua alleata.
La Turchia aveva allestito quattro posti di osservazione attorno a Saraqeb, per cercare d’impedire l’avanzata del regime. Nei bombardamenti di Damasco sulla regione, il 2 febbraio sono stati uccisi otto soldati turchi, un episodio che ha fatto crescere le tensioni tra Ankara e Mosca. Il 5 febbraio il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha minacciato di lanciare un’offensiva a Idlib se l’esercito siriano avesse continuato ad avanzare e a circondare i posti d’osservazione turchi. Ha anche avvertito che la Turchia avrebbe risposto a qualunque attacco contro i suoi soldati o le fazioni sue alleate. Erdoğan ha fissato alla fine di febbraio il termine per il ritiro delle forze del regime dalle aree intorno ai posti d’osservazione turchi. Ma Damasco non ha dato importanza alle minacce turche e ha continuato ad avanzare, con il sostegno dell’aviazione russa (il 10 febbraio altri cinque soldati turchi sono stati uccisi nella zona e l’esercito turco ha risposto colpendo obiettivi del regime).
Gli abitanti di Idlib aspettano un nuovo accordo tra la Turchia e la Russia. Una delegazione russa, guidata da Sergej Vershinin, viceministro degli esteri incaricato degli affari siriani, è andata ad Ankara per una serie di incontri con i funzionari turchi, in cui discutere del destino dell’ultima roccaforte della ribellione in Siria. ◆ fra
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Questo articolo è uscito sul numero 1345 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati