◆ Secondo Simon Evans di Carbon Brief, un sito di analisi sulla crisi climatica, quest’anno le emissioni di anidride carbonica diminuiranno del 5 per cento a causa dell’emergenza coronavirus. Si tratta di un calo superiore a quello di eventi come l’influenza spagnola del 1918-1919, la seconda guerra mondiale, la crisi energetica del 1980-1981 e la crisi finanziaria del 2008-2009. Ma nonostante questo, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera continuerà probabilmente ad aumentare. Inoltre, il calo non sarà sufficiente a rispettare l’accordo di Parigi, che prevede di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Per raggiungere l’obiettivo le emissioni dovrebbero calare del 6 per cento per tutto il prossimo decennio.
Fare previsioni è però molto difficile, e non solo perché non si conosce l’evoluzione della pandemia. È noto che il virus ha causato una contrazione dei trasporti (soprattutto del traffico aereo), della domanda di elettricità e delle attività industriali. Tuttavia, tradurre direttamente gli indicatori economici in dati ambientali è impossibile. Altri fattori possono infatti incidere sulle emissioni di anidride carbonica. Per esempio, lo scorso inverno è stato particolarmente mite in Europa e in Nordamerica, e questo ha portato a una riduzione del consumo di energia per il riscaldamento. E negli ultimi mesi è cresciuto il settore delle energie rinnovabili, riducendo il consumo da altre fonti.
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Questo articolo è uscito sul numero 1354 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati