Fino a qualche settimana fa la nube che aveva oscurato tutto il mondo durante la primavera sembrava averne allontanata un’altra dalla mente delle persone. Ora, invece, mentre la seconda ondata della pandemia si abbatte sull’Europa, ricompare anche quell’orrore. L’attentato del 2 novembre a Vienna, che ha provocato la morte di quattro persone, arriva dopo la decapitazione dell’insegnante francese Samuel Paty, “colpevole” di aver mostrato agli studenti alcune vignette su Maometto, e dopo l’uccisione di tre persone in una chiesa di Nizza. L’attacco è avvenuto poche ore prima che l’Austria tornasse in _ lockdown_ per arginare la diffusione del covid-19. L’autore è un ventenne di origini macedoni che era stato condannato per legami con il gruppo Stato islamico (Is).
Gli interrogativi sull’operato dei servizi di sicurezza e su come gestire un numero notevole di estremisti sono inevitabili. Ma bisogna tenere presenti anche considerazioni più ampie. Gli attentati sono spesso seguiti da episodi simili in altri paesi. I gruppi jihadisti hanno approfittato dell’assassinio di Paty e dello scontro sulle vignette per incitare alla violenza. I leader di molti paesi hanno condannato gli attentati, ma la retorica usata da alcuni ha alimentato la percezione che l’islam sia sotto attacco. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che in Europa i musulmani “sono oggetto di una campagna di linciaggio simile a quella subita dagli ebrei prima della seconda guerra mondiale”. Il premier pakistano Imran Khan ha accusato il presidente francese Emmanuel Macron di aver “attaccato l’islam”.
Il cancelliere austriaco Sebastian Kurtz ha avvertito che il terrorismo islamico punta a dividere la società e ha precisato che i nemici dell’Austria sono i terroristi, non i musulmani. L’attentato del 2 novembre all’università di Kabul, in cui 22 studenti sono stati uccisi da militanti affiliati all’Is, ci ricorda che la maggior parte delle vittime del terrorismo islamico sono musulmani. Sottolineare questa distinzione sarà cruciale. Come in Francia, dove l’estrema destra cerca di sfruttare gli attentati in vista delle presidenziali del 2022, anche in Austria si teme che la necessaria presa di posizione contro l’estremismo possa degenerare nell’islamofobia. Poco dopo l’attacco di Nizza, ad Avignone la polizia ha ucciso un estremista di destra armato dopo che aveva aggredito una persona.
È un momento molto delicato per la coesione sociale in Europa. L’introduzione di nuove misure restrittive aggrava gli effetti del covid-19 a livello personale ed economico. I politici devono essere più attenti e responsabili che mai nell’affrontare la violenza e l’odio. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati