La medicina è solo in parte una questione scientifica. È, in realtà, anche una questione che riguarda le persone. La notizia rincuorante che un vaccino contro il covid-19 è a portata di mano, con i risultati provvisori che dimostrano un’efficacia del 90 per cento del prodotto della Pfizer e della Biontech, riflette gli straordinari sforzi fatti dagli scienziati. La velocità con cui questo vaccino, e gli altri in arrivo, sono stati sviluppati è notevole. Restano molti punti da chiarire, come la durata della protezione, se prevenga o meno la capacità di infettare gli altri e la sua efficacia nelle persone anziane. Non è ancora sicuro che sarà usato, anche se la produzione è stata avviata. In ogni caso questo potrebbe essere un momento epocale.

Ora sta a noi fare la nostra parte. Se questo vaccino sarà disponibile a partire dalla fine dell’anno, e altri seguiranno, la distribuzione sarà importante quanto la scoperta. Come ha fatto notare uno scienziato, “non sono i vaccini che salvano vite, ma le vaccinazioni”. La Pfizer e la Biontech sperano di rendere disponibili quest’anno cinquanta milioni di dosi, ma ne serviranno due per paziente. Dato che Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea hanno già fatto delle ordinazioni, ogni paese avrà solo una minima parte delle dosi di cui ha bisogno. L’obiettivo del Covax, il piano lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità, è una distribuzione equa delle dosi su scala internazionale. Ma il piano ha ancora pochi finanziamenti, e si teme che per anni i paesi in via di sviluppo saranno in grado di vaccinare solo una piccola parte della popolazione. Le esigenze tecniche di questo vaccino – che dev’essere conservato a 80 gradi sotto zero – potrebbero porre ulteriori problemi in alcune regioni.

Un secondo ostacolo potrebbe essere il rifiuto della vaccinazione. Servono altri sforzi per contrastare la diffidenza verso i vaccini, in aumento da tempo. Qualcuno avrà poi dei dubbi ragionevoli su questo specifico vaccino, vista la rapidità della sua messa a punto. La migliore risposta a questi dubbi sono informazioni limpide, esaurienti e facilmente comprensibili. Liquidare simili timori senza neanche prenderli in considerazione farebbe solo crescere la diffidenza. Il pericolo più serio è che le persone, convinte che una soluzione sia a portata di mano, smettano di rispettare le misure contro il contagio. Sarebbe un errore mortale. La notizia del vaccino dovrebbe invece essere un incentivo a raddoppiare gli sforzi. Abbiamo ancor più motivi per guadagnare tempo dato che sappiamo perché lo stiamo facendo. Rafforzati dalla consapevolezza che, a quanto pare, esiste una via d’uscita. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1384 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati