Le storie di Shanghai e Hong Kong, le più straordinarie città dell’Asia orientale, cominciano con i pogrom sotto Dawud Pasha, l’ultimo sovrano mamelucco in Iraq. Fino alla sua ascesa, i Sassoon erano un punto di riferimento per la comunità ebraica di Baghdad, insediata lì dall’epoca della cattività babilonese. Per secoli erano stati tesorieri dei pascià. Ma in una notte del 1829 David Sassoon, l’uomo più ricco della città, per salvarsi fuggì in direzione del fiume.
Nel 1832, a quarant’anni, si fermò nella cosmopolita Bombay. Ci arrivò in un momento fortunato: l’impero britannico, presso il quale cercava protezione, era al suo apice. Comprò moli e magazzini e importò nuove sgranatrici per rendere il suo cotone grezzo adatto ai telai delle fabbriche britanniche.
Ma soprattutto, contrabbandava droghe. Il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali sull’oppio era stato abolito. Nel 1839, David appoggiò l’irragionevole guerra del Regno Unito contro la Cina. La colonia britannica di Hong Kong fu tra i risultati di quel conflitto, così come l’apertura del porto di Shanghai, stabilita dal trattato di Nanchino.
Un’impresa globale
L’arrivo di Elias, il secondo degli otto figli di David, segnò l’inizio di un’impresa davvero globale che avrebbe esteso il suo raggio da Yokohama a Londra. Elias smerciava oppio indiano, spezie, cotone, seta e tè cinesi; faceva da intermediario per altri commercianti e investiva in proprietà per alloggiare i migranti cinesi e stranieri che arrivavano a frotte. I Sassoon contribuirono alla creazione della Hongkong and Shanghai Bank, che oggi (come Hsbc) rimane una delle banche più potenti di tutta l’Asia.
Impiegati e giovani promettenti delle famiglie ebree povere di Baghdad furono mandati nelle scuole dei Sassoon a Bombay. Una di queste famiglie era quella dei Kadoorie. Rimasta vedova da poco, Rima Kadoorie mandò quattro figli dai Sassoon nel 1876. Elly, il più giovane, si fece strada fino alle coste della Cina. Quando scoppiò la peste a Weihaiwei, offrì del disinfettante ai dipendenti cinesi. I superiori lo rimproverarono per aver sprecato un bene prezioso. “Se questo è il valore che date alla vita”, disse Elly, “mi licenzio”.
Dopo la morte del patriarca, nel 1864, le fortune dei Sassoon si dispersero. Cercare un riconoscimento del proprio status nel Regno Unito fu un grave errore. Elly, con i suoi due figli, Lawrence e Horace, rivaleggiò con i Sassoon. I Kadoorie portarono l’elettricità (o “l’energia”, come l’hanno sempre chiamata) a Hong Kong. Più tardi, fu all’Hotel Majestic di Shanghai, di proprietà dei Kadoorie, che il leader nazionalista cinese Chiang Kai-shek e la sua sposa, Soong Mei-ling, festeggiarono le loro nozze. Ma il clan Sassoon avrebbe prodotto un ultimo rivale: Victor, playboy zoppo con fascino e spirito da vendere, il cui Cathay Hotel, un edificio art déco aperto nel 1929 sul Bund, il viale più importante della città, eclissò il Majestic.
Victor si liberò della dipendenza dalle famiglie di Baghdad in favore di una squadra di dirigenti globale. Come dice Jonathan Kaufman, ex giornalista del Wall Street Journal, in The last kings of Shanghai, il suo illuminante libro sui Sassoon e i Kadoorie, la strada verso la modernizzazione della Cina “correva lungo il Bund”.
Per i residenti stranieri, noti come shanghailander, le forze che laceravano la Cina erano al massimo uno sfondo; pochi avevano coscienza del ruolo che ricoprivano in quella storia. Shanghai era ormai la città del glamour: Charlie Chaplin alloggiava al Cathay, Noël Coward scriveva _Private lives _in un bagno dello stesso hotel e Wallis Simpson scopriva le pratiche sessuali che avrebbero convinto un re ad abbandonare il trono.
La città faceva festa come se non ci fosse un domani. Kaufman ricrea bene l’atmosfera dell’epoca, così come James Carter dell’università Saint Joseph di Filadelfia. Nel suo Champions day, con l’occhio di un _flâneur _insolitamente puntuale, racconta la storia di Shanghai attraverso quella del suo ex ippodromo (ora parte del Parco del popolo). Entrambi i libri sono moniti su quello che può accadere, nelle parole di Carter, quando i potenti sfruttano il loro ambiente, accendendo la scintilla di guerre e rivoluzioni.
Senza domani
Presto si scoprì che un domani non ci sarebbe stato. Gli shanghailander distoglievano lo sguardo dai cadaveri cinesi nelle strade. Ci volle l’occhio di Emily Hahn, scrittrice statunitense e amante di Victor, per notare che la ricchezza della città riposava su “un mucchio di coolie affamati”, come venivano chiamati i lavoratori indiani o cinesi. Nel 1937 le forze giapponesi occuparono le parti cinesi della città e dopo Pearl Harbor, nel dicembre del 1941, presero anche la Concessione internazionale di Shanghai.
In quegli anni difficili, come racconta Kaufman, entrambi i clan si riscattarono, indipendentemente dai peccati originali su cui avevano costruito le loro fortune. Victor e Horace si unirono per offrire riparo agli ebrei in fuga dall’Europa. Crearono scuole, seminari e mense e raccolsero fondi, un impegno che comportò pericolosi negoziati con i rapaci occupanti giapponesi. Shanghai diventò uno squallido inferno, ma nessuno dei 18mila rifugiati ebrei arrivati in città fu perseguitato.
Dopo la fine della guerra i comunisti di Mao spensero le luci della città. Quando i suoi possedimenti furono espropriati, Victor Sassoon maledì la Cina e si ritirò alle Bahamas. Invece, a Hong Kong, Lawrence e Horace Kadoorie ricominciarono da capo. “L’energia” di Lawrence mise in moto le aziende tessili fondate vicino a Kowloon dagli industriali in fuga da Shanghai, dando il via al boom del dopoguerra. I fratelli avevano imparato una lezione preziosa: non trascurare chi sta in fondo alla piramide sociale. Horace dedicò la sua vita ad aiutare i rifugiati cinesi di Hong Kong a mettere in piedi piccole fattorie con sovvenzioni, prestiti, semi e razze suine migliori. La famiglia non criticò mai i comunisti né il sequestro dei propri beni. Oggi Shanghai è di nuovo cosmopolita, e i Kadoorie sono tornati sul Bund.
Un’altra storia ammonitrice va in scena oggi a Hong Kong? La rigida legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina mina ciò che distingue Hong Kong dalla dittatura sulla terraferma. Gli eredi dei Kadoorie – che sono ancora i maggiori fornitori di energia – avrebbero approvato la mozione: la stabilità è tutto. Ma ignorare fondamentali ingiustizie non funzionò a Shanghai, e potrebbe non funzionare a Hong Kong. La nuova legge punta a nascondere lo scontento popolare, ma di notte molti anziani di Hong Kong si mettono a raccogliere il cartone per guadagnare quattro soldi. Magnati e funzionari hanno smesso di farci caso. Di sicuro non è la fine della storia. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1386 di Internazionale, a pagina 87. Compra questo numero | Abbonati