L’Arabia Saudita ha speso milioni di dollari per ripulire la propria immagine, macchiata dai crimini di guerra nello Yemen e dalla brutale repressione del dissenso interno. La manovra avrebbe dovuto raggiungere il culmine in occasione del vertice del G20 in programma a Riyadh il 21 e 22 novembre. L’evento si svolgerà online a causa della pandemia, ma il regime saudita e il suo leader di fatto, il principe ereditario Mohammed bin Salman, otterranno comunque un prestigio immeritato. A meno che i leader del G20 non ne approfittino per attirare l’attenzione sugli attivisti per i diritti umani incarcerati in Arabia Saudita.
Molte saudite che hanno difeso i diritti delle donne languono in prigione da anni. Tra loro ci sono Loujain al Hathloul, Nassima al Sada, Nouf Abdulaziz, Mayaa al Zahrani e Samar Badawi, arrestate nel 2018 mentre rivendicavano il diritto di guidare e chiedevano la fine del sistema che impone alle donne la presenza di un accompagnatore maschio. Molte detenute sono state messe in isolamento e torturate. Al Hathloul è stata rapita negli Emirati Arabi Uniti e riportata in Arabia Saudita. In seguito ha denunciato alla Commissione saudita per i diritti umani di aver subìto pestaggi, scariche elettriche e abusi sessuali. Mohammed bin Salman ha avuto un ruolo diretto in questi crimini, così come nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi a Istanbul nel 2018.
Al Hathloul è stata accusata di “crimini” come aver parlato di diritti umani con diplomatici e giornalisti occidentali. Il suo processo è fermo da 18 mesi. Le è stata offerta la libertà a condizione di dichiarare di non aver subìto torture, ma ha rifiutato. A marzo le autorità hanno deciso di limitare ulteriormente i suoi incontri con i genitori. Al Hathloul è entrata in sciopero della fame. I suoi familiari non hanno sue notizie dal 26 ottobre.
I leader dei paesi democratici non avrebbero mai dovuto permettere all’Arabia Saudita di assumere la presidenza del G20. Se parteciperanno al vertice senza dire nulla si renderanno ancora più colpevoli. Dovrebbero chiedere pubblicamente che Al Hathloul e le altre siano liberate e chiarire che il governo saudita non potrà avere rapporti normali con loro finché questo non avverrà. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati