Le ultime notizie sulla potenziale efficacia di un vaccino contro il covid-19 hanno creato ottimismo in tutto il mondo. Mentre le nuove ondate di contagi scandiscono il ritmo di vita di molti paesi, la prospettiva di una soluzione immunitaria per la malattia è “un bagliore di speranza in fondo al tunnel”, come ha detto il presidente del consiglio scientifico francese François Delfraissy, precisando però che serve prudenza. La battaglia del vaccino non è ancora stata vinta. Dietro l’ottimismo generale si nasconde un movimento di opposizione che sarebbe sbagliato sottovalutare e con cui bisognerà confrontarsi. La corsa al vaccino ha permesso di ottenere risultati a tempo di record, ma ha anche creato un clima di sfida tra i governi e tra le case farmaceutiche. Con le priorità politiche degli stati da un lato e gli interessi finanziari delle aziende dall’altro, si rischia di perdere di vista il punto di partenza, cioè che il vaccino dev’essere considerato un “bene pubblico mondiale”. Dal grado di accessibilità del vaccino dipenderà il successo della battaglia contro il virus.
Allo stato attuale restano varie questioni aperte. Per prima cosa, la velocità inedita con cui i potenziali vaccini sono stati messi a punto ha ridotto la quantità d’informazioni disponibili su eventuali effetti collaterali. In secondo luogo ci sono ancora dubbi sulla durata dell’immunità e sull’efficacia in relazione all’età e a eventuali altre patologie. Infine c’è incertezza sull’organizzazione logistica e la scelta delle categorie a cui dare la priorità. Le autorità sanitarie dovranno comunicare con trasparenza e umiltà ogni novità. Nonostante l’incertezza, dovranno convincere la popolazione che i benefici del vaccino superano di gran lunga i potenziali rischi.
La Francia è uno dei paesi in cui la sfiducia per il vaccino è più forte. Secondo uno studio recente della fondazione Jean Jaurès, oggi più di quattro francesi su dieci non si farebbero vaccinare contro il sars-cov-2. Sminuire questo scetticismo equiparandolo al complottismo sarebbe un errore. La sfiducia per i vaccini è aumentata nel 2009, quando ci furono polemiche sulla necessità della campagna di vaccinazioni contro l’influenza H1N1 e rivelazioni su possibili conflitti d’interesse. Il governo dovrà evitare di imporre il vaccino, anche perché sul piano pratico non avrebbe i mezzi di renderlo obbligatorio. Sul piano psicologico, si rafforzerebbero i movimenti contrari al vaccino.
Bisognerà convincere e informare. È l’unico modo per neutralizzare il veleno del complottismo, contro cui non esiste vaccino . ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1386 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati