La letteratura nordamericana è ricca di storie drammatiche di neri che tentano di “passare” per bianchi, per lo più giovani donne che lottano con la paura di essere scoperte mentre sono sedotte dalla libertà che questa condizione gli offre. Il nuovo romanzo di Brit Bennett, La metà scomparsa, amplifica il tema del tragic mulatto (un americano meticcio che odia se stesso) attraverso due gemelle identiche, Stella e Desiree. Negli Stati Uniti degli anni cinquanta le due adolescenti scompaiono da Mallard, un’immaginaria cittadina della Louisiana, e intraprendono vite segnate da traiettorie opposte. Il romanzo si apre con Desiree, ormai ventenne, che torna a Mallard con un bambino dalla pelle scura, Jude. Stella non torna: in seguito scopriremo che è riuscita a mimetizzarsi nella Los Angeles suburbana sposando Blake, un bianco. Non è stata solo la noia a spingere le gemelle a partire; c’era da affrontare anche la tragedia del loro padre. Desiree ricorda che l’uomo aveva la pelle “così chiara che, in una mattina fredda, potevi girargli il braccio per vedere il blu delle sue vene. Ma niente di tutto questo ha avuto importanza quando i bianchi sono venuti a prenderlo”. Le giovani assistono all’omicidio del padre da parte di razzisti gelosi della sua attività imprenditoriale. Quando fuggono da Mallard, finiscono a New Orleans. Appena in grado di pagare l’affitto del loro alloggio sgangherato, sono temporaneamente dipendenti dalla gentilezza degli estranei. La voce onnisciente dell’autrice è compassionevole, in un racconto che inverte e confonde le aspettative. L’estroversa Desiree torna alla sua sonnolenta città natale, la sua timida sorella si rivela più avventurosa e si libera della famiglia con la stessa facilità con cui un serpente si libera della pelle. Bennett mostra abilmente la superficialità della civiltà suburbana. Al dunque, l’atteggiamento dei residenti della classe medio-alta di Brentwood, a Los Angeles, non è molto diverso dal bigottismo della Louisiana. La metà scomparsa è abilmente costruito per riprodurre e criticare il conservatorismo degli anni cinquanta e sessanta: il tono smorzato si accorda con il linguaggio e lo stile sobrio del periodo. Colin Grant, The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati