“Con la sua decisione di cancellare il diritto costituzionale all’aborto la corte suprema statunitense ha creato una situazione d’incertezza giuridica in molte zone del paese, mettendo in difficoltà le donne, gli operatori delle cliniche dove si praticano le interruzioni di gravidanza e i politici dei vari stati”, scrive Vox. In alcuni stati governati dai conservatori, dove sono state già approvate leggi che vietano o limitano l’aborto, gli attivisti per la libertà di scelta hanno presentato ricorsi in tribunale, riuscendo in alcuni casi a far bloccare temporaneamente i divieti, come in Kentucky, Idaho, North Dakota e Utah. In altri stati, tra cui Texas e Ohio, i tribunali hanno confermato le norme. Nel frattempo gli stati governati dai democratici si organizzano per rafforzare il diritto all’aborto, attraverso proposte da approvare nei parlamenti statali o referendum. L’Associated Press spiega che gli sforzi dei parlamenti repubblicani per vietare o limitare l’aborto sono complicati dal fatto che in molti stati – come Texas, Idaho, Louisiana, West Virginia e Arizona – le nuove leggi rischiano di entrare in conflitto con norme più vecchie (in alcuni casi risalenti a più di cento anni fa). Gli attivisti a favore dell’interruzione di gravidanza stanno cercando di usare queste incongruenze per bloccare le restrizioni.

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati