Olivier Matthys, Getty Images

Finché la commissione incaricata di scrivere la bozza della nuova costituzione tunisina era ancora al lavoro, era lecito avere ancora dei dubbi, scrive Frida Drahmani sul sito Jeune Afrique: la carta da sottoporre a referendum il 25 luglio sarebbe stata davvero il frutto dello sforzo collettivo di un gruppo di esperti? Il 30 giugno, quando è stata pubblicata la bozza del testo, i dubbi sono spariti: era chiaro che il presidente tunisino Kais Saied ( nella foto ) aveva deciso di presentare ai concittadini una costituzione “interamente farina del suo sacco”. Nei giorni successivi il presidente della commissione, il giurista Sadok Belaid, ha dichiarato che “il testo reso pubblico non è legato a quello preparato dalla commissione e sottoposto al presidente. La commissione prende quindi le distanze dalla bozza di costituzione”. E ha aggiunto che una carta simile “è un attacco all’identità della Tunisia e potrebbe aprire la porta a una dittatura, visto che attribuisce tutti i poteri al capo dello stato”. Per gli alleati di Saied il testo è l’espressione della volontà popolare. Ma su alcuni punti c’è molta polemica, in particolare sugli articoli che descrivono i poteri del presidente: a lui è attribuito il potere esecutivo, “in concorso con un governo diretto da un primo ministro”. E, soprattutto, non si accenna a nessuna forma di controllo del parlamento sull’azione del governo.

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 25. Compra questo numero | Abbonati