Nella Parigi degli anni trenta, Pauline (Rebecca Marder) sogna di diventare un’avvocata di successo, la sua amica del cuore Madeleine (Nadia Tereszkiewicz) è un’aspirante attrice. Accusata ingiustamente dell’omicidio di un produttore, invece di subire la sentenza di un giudice reazionario che non vede l’ora di condannarla, Madeleine si dichiara colpevole e affronta il processo con l’aiuto di Pauline. Da lì Mon crime confessa il suo piano geniale – una rilettura femminista di certi casi criminali e misogini – e Ozon ritrova una delle vene più ispirate del suo cinema.
Marilou Duponchel, Les Inrockuptibles

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Questo articolo è uscito sul numero 1509 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati