Isadora si era ripromessa di morire nella casa in cui era nata. Per lealtà verso chi ci viveva. Senza dubbio anche per giustificare tanto al mondo quanto a se stessa la decisione di vivere lì da sola per molti decenni. Nella casa di riposo dove si è rassegnata a trasferirsi, l’anziana donna non sa se la sua decisione sia un tradimento o un segno di pacificazione. Colei che riteneva che “il passato fosse l’unica cosa per cui valesse la pena vivere” immagina, alla fine della sua vita, un futuro più sereno. In questo primo romanzo dalla scrittura densa e sinestetica, lo sguardo di Perrine Tripier sullo scorrere del tempo dimostra una notevole profondità di campo. A 24 anni, la giovane scrittrice si afferma, con Le guerre preziose, come una penna delicatamente malinconica e di sicuro
talento.
Florence Bouchy, Le Monde

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Questo articolo è uscito sul numero 1554 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati