In Asia meridionale il fiore Cestrum nocturnum (che in lingua hindi si chiama raat ki rani ) sboccia nelle notti più calde dell’estate. I petali bianchi punteggiano l’oscurità e la riempiono di un profumo simile al gelsomino, così buono che i profumieri ne imbottigliano l’aroma da secoli, mentre la mitologia dell’Asia meridionale avverte che attira i serpenti. Questa dualità – dolcezza inebriante mista a mistero seducente – è al centro del nuovo album di Arooj Aftab, che trae ispirazione proprio da questo fiore, tanto che uno dei brani si chiama proprio Raat ki rani. Vulture Prince, il disco del 2021 della cantante e compositrice pachistana residente negli Stati Uniti, affondava le sue radici nel dolore per la perdita del fratello e di un caro amico. Le canzoni, che combinavano jazz, musica classica indostana, folk e ghazal (una forma di musica e poesia urdu), erano lamenti sull’angoscia e la separazione. In Night reign Aftab rivendica l’oscurità attraverso nove composizioni vibranti e sperimentali, trovando nella notte un momento di malizia e d’incanto. La voce è equilibrata e paziente come sempre, ma gli arrangiamenti sono giocosi ed esplorativi, chiaramente influenzati dalla sua familiarità con l’improvvisazione.
Vrinda Jagota, Spin

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Questo articolo è uscito sul numero 1566 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati