Nei circoli punk i Twisted Teens ce l’hanno già fatta, soprattutto grazie alla loro impronta unica: Caspian Honeywell, spesso in gilet di pelle, urla con la voce roca da fumatore incallito, mentre RJ Santos, elegante in giacca e cravatta, gli costruisce intorno un suono di chitarre lo-fi. La loro musica è garage punk con una sferzata di country; la personalità della band si diffonde nella musica come se fosse tintura, creando una tonalità tra seppia e technicolor. Tutto quello che riguarda il duo di New Orleans è senza pretese. I Twisted Teens scrivono canzoni che nascono nella pancia ma le suonano con precisione, mantenendo l’atteggiamento di musicisti sicuri e rilassati. E quando Blame the clown comincia a sembrare troppo serio, ecco che c’infilano un po’ di umorismo nero. Il punto di forza del disco è senza dubbio il suo legame forte con la musica statunitense radicata nel blues e nel folk. Le canzoni piene di calore e la narrazione paziente ed emotiva poggiano sulle fondamenta costruite da Lead Belly, Woody Guthrie e Charlie Patton.
Nina Corcoran, Pitchfork
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati