Il poco petrolio rimasto a Cuba sta rapidamente finendo. Le continue interruzioni di corrente hanno provocato la chiusura di ampi settori dell’industria locale e di molti alberghi, da cui dipende il turismo, cruciale per l’isola. Quasi l’80 per cento della popolazione vive in estrema povertà a causa dei prezzi ormai inaccessibili dei generi alimentari e dei farmaci. I prodotti alimentari di base e le medicine sono inaccessibili. Le Nazioni Unite temono una crisi umanitaria drammatica, con epidemie e carestie.

Già in passato Cuba ha vissuto momenti difficili, in particolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991. I cubani hanno sempre dato prova di grande resistenza e adattabilità all’isolamento, ma l’embargo petrolifero imposto da Donald Trump dopo l’attacco al Venezuela, primo fornitore di greggio di Cuba, sta provocando sofferenze mai viste. Dal 1962 l’isola è soffocata da un embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti, a cui ora si sono aggiunte le restrizioni sul petrolio. Il blocco, che per l’Onu è una violazione dei diritti umani, è stato molto criticato dalla comunità internazionale. Trump ribadisce che il suo obiettivo è assicurare il dominio incontrastato di Washington sul continente e ha aumentato la pressione sull’isola proclamando uno “stato di emergenza nazionale” dovuto alla “minaccia straordinaria” che Cuba rappresenta per gli Stati Uniti. La sua colpa sarebbe di mantenere rapporti con il Venezuela, la Russia, la Cina e organizzazioni come Hezbollah.

Secondo gli osservatori gli Stati Uniti non vogliono spingere L’Avana verso un collasso totale, nel timore d’innescare un’ondata di profughi verso la Florida. Intanto nei giorni scorsi il segretario di stato Marco Rubio, di origini cubane, è andato a incontrare i vari leader dei paesi caraibici per rafforzare l’influenza statunitense nella regione. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati