Il giapponese Akihiro Hata ha ambientato il suo film d’esordio in Francia (dove si è formato). Come il suo connazionale Kiyoshi Kurosawa (Cloud), si avventura in un genere socio-fantasy, fondendo il conflitto di classe con una sorta di thriller soprannaturale. Bonnard interpreta Vincent, un operaio edile, poi promosso caposquadra, in un quartiere in costruzione ambizioso e futuristico. Un elemento inspiegabile alimenta la crescente suspense: gli operai cominciano a sparire sistematicamente nei sotterranei dei vari edifici. Girato in veri cantieri, attento alla durezza del lavoro richiesto a questi uomini, immersi nella polvere, illuminati dal bagliore surreale delle luci al neon e accompagnati da una colonna sonora industriale, Grand ciel rifugge l’ipotesi di un’indagine criminale, preferendo invece l’allegoria sociale.
Jacques Mandelbaum, Le Monde
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati