Donald Trump è arrivato alla Casa Bianca assicurando che avrebbe messo fine alle interminabili guerre degli Stati Uniti. Una promessa che oggi è ridotta in cenere in Asia occidentale. Il repubblicano di estrema destra, che il 28 febbraio insieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha attaccato l’Iran uccidendo la guida suprema del paese, l’ayatollah Ali Khamenei, ha dimostrato di essere uno dei guerrafondai più irresponsabili che abbiano mai occupato lo studio ovale.
Le mani di questi due uomini sono sporche di sangue: uno è un lunatico, un nazionalista estremista che sta trasformando gli Stati Uniti in una superpotenza canaglia; l’altro è un etnonazionalista espansionista ricercato per crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Finora, nei suoi tredici mesi di mandato, Trump ha bombardato almeno sette paesi. Sotto Netanyahu Israele ha operato ben oltre i limiti del diritto internazionale. L’Iran ha reagito attaccando con missili e droni, prendendo di mira le basi israeliane e quelle statunitensi nel Golfo persico e in Giordania. Teheran ha anche annunciato la chiusura dello stretto di Hormuz, una mossa che rischia di provocare un contraccolpo economico globale, soprattutto per i grandi importatori di petrolio come l’India.
Sia chiaro: non è una guerra “preventiva”, come ha dichiarato Israele. Teheran era impegnata in un importante negoziato con Washington mediato dall’Oman. Il 27 febbraio il ministro degli esteri omanita, Badr al Busaidi, aveva dichiarato che l’accordo era a portata di mano. Non è la prima volta che la diplomazia viene scavalcata dalla forza. Ma questo è un attacco molto più pericoloso.
È una guerra che non ha nulla a che vedere con la “libertà” degli iraniani, come ha dichiarato Trump. Gli Stati Uniti mantengono legami con monarchie autoritarie e dittature, dove la libertà di rado conta qualcosa. Washington, inoltre, non ha mostrato nessuno scrupolo sui crimini di Israele contro i palestinesi, un popolo inerme e senza stato. È una guerra per scelta, lanciata per eliminare un avversario e plasmare la regione in funzione degli interessi statunitensi e israeliani. Questo comportamento criminale non può essere accettato nel sistema internazionale. Le macchine belliche di questo tandem imperiale hanno già devastato la regione. Prima che l’incendio si allarghi ulteriormente, la guerra deve finire. Gli Stati Uniti devono fare un passo indietro e Israele deve essere tenuto a freno. Altrimenti anche le ultime tracce dell’ordine basato sulle regole saranno cancellate. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati