A giudicare da Verso casa, terza tappa della riscrittura dei miti greci attraverso gli occhi delle donne sconfitte, Barker potrebbe avere in mente un progetto ancora più ampio. Se i primi due libri, Il pianto delle troiane e Il silenzio delle ragazze, attingevano all’Iliade e all’Eneide, qui si passa al massacro domestico raccontato nella prima parte dell’Orestea di Eschilo, così ricca di tensione drammatica che Briseide, l’eroina troiana resa schiava e protagonista dei due volumi precedenti, non compare nemmeno. Mettere bruscamente da parte un personaggio centrale ha funzionato nella serie tv The wire, e un’ampiezza da serie televisiva sembra essere ciò che Barker cerca in Verso casa, con personaggi e temi portati in primo piano o relegati sullo sfondo secondo necessità. Questa volta, però, non è detto che la “camera” sia piazzata nel punto giusto. Il romanzo si apre con Troia “polverizzata”, nelle parole del re greco Agamennone, che si prepara a salpare verso casa per la parata della vittoria destinata a essere rovinata dalla moglie Clitennestra, decisa a vendicare la figlia sacrificata per propiziarsi gli dèi. Con Briseide rimasta a terra, assistiamo all’accidentata traversata dei greci attraverso gli occhi di una delle prigioniere, Ritsa, ancella di Cassandra. Per la chiaroveggente, la schiavitù è solo un passo ulteriore verso la fine atroce che ha già previsto per il suo padrone. Come nei due libri precedenti, Barker punta a demistificare il mito.
Anthony Cummins,
The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati