Till Backhaus vuole stare vicino alla balena anche di notte. E così la sera del 21 aprile il ministro dell’ambiente del land Meclemburgo-Pomerania Anteriore è rimasto a bordo della motovedetta Steinbutt, all’ancora al largo dell’isola di Poel, fino all’una. Soffiava un vento freddo e Backhaus scrutava il buio con un visore notturno, tendendo l’orecchio. Il giorno dopo, in una conferenza stampa nel porto di Kirchdorf, ha dichiarato: “Aveva il respiro affannoso”, la sua situazione era “critica”. Sembrava che parlasse di un parente ammalato.
La balena giace nel fango al largo di Poel, nel mar Baltico, dal 31 marzo. Dal 16 aprile una nuova iniziativa privata sta cercando di salvare l’animale smarrito e gravemente malato, anche se il ministro Backhaus e tutti gli esperti avevano già dichiarato impossibile l’impresa. L’idea era sollevare la balena con cuscini d’aria, stendere una rete sotto l’animale, agganciarlo a una struttura a pontoni e trascinarlo prima per quattrocento chilometri nel mare del Nord e poi ancora più lontano, nell’Atlantico.
Non si è mai vista una cosa simile. Il quotidiano Bild trasmette tutto in diretta streaming. Amanti delle balene provenienti da tutta la Germania hanno raggiunto Poel e dormono in auto oppure nei sacchi a pelo tra i cespugli pur di stare vicino alla balena.
L’unico problema è che per Timmy – o Hope, come la chiamano Backhaus e alcuni animalisti – non c’è più nessuna vera speranza, almeno secondo gli esperti a cui il ministro aveva dato ascolto all’inizio per poi metterli da parte. La squadra che vorrebbe ora tentare il salvataggio ha poca esperienza. Anzi, c’è da chiedersi se non sia addirittura un pericolo per la balena.
Secondo una nostra inchiesta Backhaus, del Partito socialdemocratico (Spd), ha affidato il salvataggio a un uomo che in passato ha diffuso numerosi messaggi di estrema destra. Sui social media ha per esempio definito un “diavolo” l’ex cancelliera Angela Merkel e per anni ha diffuso insulti contro i “maledetti migranti” e la “feccia di sinistra”; molti di questi post sono stati cancellati nelle ultime settimane.
Un altro personaggio a cui è stato concesso un ruolo di primo piano nell’impresa ha quanto meno dei contatti con l’ambiente di destra e con bande di motociclisti. Da conversazioni con le persone coinvolte, messaggi in chat e dal piano della squadra non emerge un quadro chiaro di come pensano di agire. Saltano fuori solo altri personaggi discutibili, tanto esoterismo e lotte di potere. Per dare un’idea della situazione nella baia di Poel, è come se nel bel mezzo della pandemia di covid i complottisti avessero preso il controllo del ministero della sanità.
Ma come è potuto succedere?
Missione impossibile
Se mai ci fosse qualcuno con una risposta a questa domanda, dovrebbe essere proprio il professor Burkard Baschek, l’oceanografo che dirige il museo marino nazionale di Stralsund. Inizialmente Baschek è stato il principale consulente del governo del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, a cui dava indicazioni su come salvare la balena arenata. Oggi può solo stare a guardare.
Al telefono Baschek dice: “Non avevo mai avuto la sensazione che la nostra valutazione fosse stata messa in dubbio. Purtroppo il tentativo di salvare la balena non ha più senso, come hanno confermato più volte anche colleghi di altri paesi”. E alle domande sul conto di Backhaus risponde: “Un ministro deve rappresentare anche interessi diversi da quelli della scienza”.
Da quanto si può ricostruire della vicenda di queste ultime settimane, si è lentamente formata una tempesta che ha finito per spazzare via la ragione. E il benessere della povera balena arenata è stato seriamente al centro del dibattito solo all’inizio.
Il 26 marzo Burkard Baschek aveva chiamato il ministro Backhaus. Voleva sapere come aveva intenzione di procedere con la balena. Tre giorni prima la megattera si era arenata una prima volta sulla spiaggia di Timmendorf ma era stata liberata con l’aiuto di una ruspa. Successivamente aveva nuotato brevemente verso nord e poi aveva virato verso est, arenandosi di nuovo.
Poco dopo la telefonata il ministro ha nominato Baschek coordinatore delle operazioni di salvataggio: il professore aveva il compito di concordare le sue raccomandazioni anche con i veterinari di altri istituti e con gli esperti di Sea Shepherd e di Greenpeace. La linea della sua squadra si può riassumere così: invece di spingere la balena a muoversi o di scavarle intorno con le ruspe, è meglio aspettare. Se l’animale riesce a muoversi, andrà guidato con delle barche verso il mare aperto, un’operazione che per due volte è sembrata sul punto di riuscire. Ma il 31 marzo la balena si è arenata di nuovo, stavolta al largo del villaggio di Weitendorf-Hof.
Il giorno dopo Backhaus e Baschek hanno parlato con i giornalisti. Il ministro dell’ambiente sembrava commosso. “Bisogna escludere di portare la balena ad attraversare il mare del Nord per spingerla nell’Atlantico”, ha dichiarato. Gli esperti gli hanno spiegato che, nel tentativo, alla balena potrebbe spezzarsi la spina dorsale e rischierebbe una morte atroce. Davanti alle telecamere, Backhaus ha detto: “Chi ama davvero gli animali lasci in pace la balena”.
A questo punto il ministro ha perso il controllo della situazione, mentre nella baia la balena sembra già in fin di vita. Perché non tutti vogliono accettare che sia impossibile salvarla. Anzi, al contrario. Sui social la gente chiede: “Le autorità vogliono arrendersi solo per nascondere il loro fallimento?”. “Come fanno gli esperti a sapere che la megattera è gravemente malata?”. “Il museo e gli scienziati guidati da Baschek vogliono solo che la balena muoia per mettere le mani sullo scheletro e guadagnarci milioni?”.
Nessuno di questi commenti si basa sui fatti: siamo già davanti a teorie del complotto. Ma nel giro di poche ore o di pochi giorni tutto si è mescolato. Gli animalisti radicali hanno cominciato a pianificare spedizioni verso il mar Baltico per chiedere che i tentativi di salvataggio non si fermino. Il team di Baschek ha ricevuto delle minacce: “Che i gabbiani vi becchino fino a farvi a pezzi”; “Dovete soffrire anche voi come la balena”; “Per Dio, di quei diavoli mi occuperò io personalmente. Ho dei contatti con gli Hell’s Angels: gli spaccheranno la testa”.
Via via i toni si sono fatti sempre più aspri. A Pasqua la polizia si è presentata nel salotto di Baschek per la seconda volta, perché le minacce si sono moltiplicate; e lo stesso vale per Backhaus. Ma mentre il ricercatore è rimasto della sua opinione, il ministro improvvisamente ha tirato in ballo l’esigenza di salvare una vita.
C’è chi dice che Backhaus abbia ceduto. E poi, le immagini della balena morta nella baia avrebbero potuto diventare “davvero sgradevoli” in vista delle elezioni regionali in programma il 20 settembre. È anche per questo che Backhaus avrebbe voluto rimuoverla.
Ma in un’intervista con Die Zeit il ministro ha respinto con forza queste supposizioni: “Non mi lascio ricattare”, ha proclamato.
Piuttosto, ha sollevato degli interrogativi: se la balena sembra comunicare con l’ambiente circostante e si muove ripetutamente, non vuol dire che è ancora viva? Gli esperti potrebbero sbagliarsi? Il povero animlae ha ancora una possibilità? Il ministro l’ha presa a cuore, non lo nega; dice di aver consultato anche “altri esperti”, ma non ne rivela i nomi.
Una squadra improvvisata
Il 10 aprile la vicenda ha preso una svolta decisiva: un uomo di nome Jens Schulz ha avvicinato il ministro in una strada di campagna a Poel, dove i manifestanti erano accampati da giorni chiedendo di salvare Hope. I due hanno parlato per quindici minuti. Schulz ha esposto un piano del suo gruppo per salvare la balena. Backhaus si è mostrato interessato. Poco dopo ha fatto una telefonata di quattro ore con i collaboratori dei dipartimenti specializzati del ministero: stavano già discutendo i dettagli. Ora Schulz è ufficialmente a capo della missione di salvataggio.
In realtà Schulz lavora nel settore immobiliare. Lo ha ammesso in una lunga telefonata con il nostro giornale, il 14 aprile. Riguardo ai 29mila follower che ora ha su Facebook, ha spiegato che per lui è “una situazione tutta nuova”.
Fino al giorno prima pubblicava messaggi d’odio con riferimenti a “banditi israeliani” e a uno “stato di merda” e condivideva meme del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd), affermando che i musulmani “uccidono tedeschi ogni giorno”. Contenuti simili erano sui suoi account almeno dal 2020.
Il giorno dopo la telefonata, però, Schulz ha pubblicato un post in cui sosteneva che il suo account era stato hackerato e che negli ultimi tempi erano stati pubblicati quotidianamente post falsi a suo nome. “L’ho segnalato e denunciato”, aggiungeva. Da allora molti dei contenuti xenofobi sono scomparsi dalla pagina Facebook, ma non tutti: ha lasciato per esempio un post con la frase: “Se ne hai le palle piene dei rifugiati, condividi questa immagine!!!”.
È incontestabile che Schulz abbia attirato l’attenzione in rete solo quando, all’inizio di aprile, ha annunciato di voler salvare la balena. A Backhaus sarebbe bastata una breve verifica per capire con chi aveva a che fare. Invece gli ha dato il via libera, e nel giro di pochi giorni si è formata una squadra che non potrebbe essere più strana.
Ne fa parte una coach per manager, che Schulz dice di aver conosciuto sui social media solo da poco. Si è aggiunta poi un’altra donna, che gestisce un servizio di limousine per coppie di sposi, ma che ora sembra convinta di poter trasportare anche una megattera.
E ancora c’è Klaus Kraft, che secondo i like sulla sua pagina Facebook è un sostenitore dell’Afd ed ex capo dell’associazione della Pomerania Anteriore-Greifswald per il salvataggio degli animali: uno che almeno conosce bene il territorio. A marzo, però, Kraft è stato condannato per abuso d’ufficio, con pena sospesa: avrebbe speso fondi dell’associazione per fini privati. Ha dichiarato alla stampa la sua innocenza e ha annunciato ricorso.
C’è poi il capo di un’impresa di portierato e pulizia a Rügen, che gli altri chiamano sprezzantemente “l’addetto alle pulizie”.
La più competente del gruppo dovrebbe essere una veterinaria delle Hawaii che, a sentire le autorità locali, ha effettivamente partecipato a salvataggi di animali, anche se mai con un mandato ufficiale. Prima di atterrare in Germania ha inviato su Instagram un “big fat F@CK YOU” al museo marino nazionale e sostiene la teoria del complotto secondo cui gli scienziati vorrebbero la balena morta per impossessarsi del suo scheletro.
Un’altra figura centrale è Sergio Bambaren, un peruviano che “sussurra alle balene” e cerca un avvicinamento spirituale all’animale.
Infine c’è Danny Hilse, presente da settimane a Poel a qualunque manifestazione per la balena. Hilse è un influencer di TikTok con un grande tatuaggio sulla guancia destra. Secondo un documento dell’iniziativa, il suo compito è il “supporto pratico sul posto”.
La squadra lo considera indispensabile perché la sua voce avrebbe la stessa frequenza di quella della balena; altri parlano di un’aura che l’animale è in grado di percepire. Insieme a Bambaren, sarà responsabile di “tranquillizzare l’animale”, spiega al telefono una donna del gruppo.
Anche lui però ha un passato problematico. Le foto lo ritraggono a una manifestazione a Hannover intitolata “Insieme per la Germania”, riconducibile all’ambiente della destra complottista, che aveva promosso anche su TikTok. In un ritratto apparso su Facebook, ora cancellato, compariva in una foto di gruppo degli Hell’s Angels.
Il gruppo è finanziato da due persone molto ricche: Karin Walter-Mommert, imprenditrice berlinese nel settore degli sport equestri, e Walter Gunz, cofondatore di MediaMarkt. Si conoscono a malapena ma li unisce un obiettivo: salvare la balena a qualsiasi costo.
L’orientamento politico delle singole persone del gruppo non sembra disturbare i finanziatori. Gunz ha dichiarato alla Zeit di aver votato per diversi partiti, ma di aver scelto il Partito liberaldemocratico per diciotto anni: non è certo un estremista. Le “dichiarazioni fuori luogo” contano poco, dice. “Conta la balena”.
Karin Walter-Mommert ha lasciato senza risposta le domande che le abbiamo rivolto. Diverse fonti nell’iniziativa e nel ministero confermano però che abbia presto “preso in mano” l’intera operazione e contribuito in modo determinante alla composizione della squadra.
Till Backhaus sapeva a chi stava affidando la balena? Il ministro dice qualcosa che un politico di spicco dell’Spd non dovrebbe mai dover dichiarare: “Rifiuto il radicalismo, sia di sinistra sia di destra”. Non spiega però quando è venuto a conoscenza dei post di estrema destra di Schulz e del presunto passato di Hilse. Dice solo di non voler vedere la balena strumentalizzata.
A Poel, prima della sua decisione, Backhaus aveva già incontrato Hilse, l’uomo con i tatuaggi sul viso e i legami con l’ambiente dei motociclisti. Si era anche consultato con la polizia sul rischio che l’estrema destra sfruttasse la vicenda. Eppure si è accorto che Hilse faceva parte della squadra solo dopo aver autorizzato il salvataggio.
Backhaus sottolinea che Walter-Mommert e Gunz si sono assunti la piena responsabilità legale dell’operazione. “Hanno anche chiarito che rivendicano un’ampia libertà decisionale”, dice. Il ministero si sente ora responsabile solo di vigilare che la squadra non violi le norme sulla protezione degli animali e che l’intervento rimanga “minimamente invasivo”, come ripete Backhaus.
Hilse e il “sussurratore di balene” devono essere sempre accompagnati da una veterinaria dello stato quando sono vicini all’animale. Ogni passo viene documentato, assicura il ministro. L’importante, per Backhaus, è che la balena abbia una possibilità.
È una scelta politicamente rischiosa per Backhaus, che si avvicina alla fine della carriera, e potrebbe danneggiarlo se i presunti salvatori causassero più guai che benefici. Manuela Schwesig, prima ministra socialdemocratica del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ha avuto finora l’accortezza di tenersi fuori dall’isteria sulla balena. Interpellata dalla Zeit, ha risposto che la questione rientra nella competenza di Backhaus.
Operazioni pericolose
La mattina del 20 aprile si è capito quanto Backhaus sia preso dalla missione. Verso le sette, con il livello dell’acqua in forte aumento, la balena ha improvvisamente ripreso a nuotare. Sul bordo del porto il ministro camminava euforico avanti e indietro, guardava con il binocolo e davanti alle telecamere ha parlato di un “momento di felicità”. “Per me era chiaro”, ha detto, “che il buon Dio può darci una mano con il meteo”.
Eppure la balena si è arenata di nuovo, sembra a causa di un errore della squadra. Una barca avrebbe urtato accidentalmente l’animale mentre cercava di scortarlo fuori dalla baia, e la balena sarebbe andata nel panico. È la spiegazione che i soccorritori stessi hanno dato poco dopo. Anche Bambaren lo ha ammesso.
La balena giace ancora sullo stesso banco di sabbia, bianca nel grigio del mar Baltico. Le hanno spalmato sul dorso quaranta chili di pomata allo zinco. L’iniziativa prevede di sistemarla in una gabbia da trasporto fatta di pontoni, ma il documento programmatico non chiarisce come. Sono due pagine A4, con due idee fondamentali – “trascinamento” e “trasporto via chiatta” – una lista dei partecipanti e un elenco di misure: un calendario approssimativo di “quattro-sette giorni” per il trasferimento e un budget tra 90mila e 180mila euro. Non è ancora chiaro quando si partirà.
La veterinaria hawaiana è già ripartita. Su Facebook ha scritto che il motivo è una lite interna: Hilse avrebbe cercato di imporsi “ignorando le istruzioni”. In un’intervista ha aggiunto che Hilse e Bambaren sono “persone ridicole” e che Hilse ha quasi investito di nuovo la coda della balena. Dall’interno del gruppo arrivano maldicenze su cricche, relazioni amorose, accuse sconsiderate e presunto uso di droghe.
Backhaus finora non ha creduto di dover intervenire. Si è limitato ad annunciare in conferenza stampa di voler chiedere chiarimenti sui tempi. L’oceanografo Baschek preferisce non commentare l’operazione in corso, ma la perizia che lui e i suoi colleghi hanno scritto vale ancora.
Il comportamento della balena indica chiaramente “problemi di salute da prendere sul serio”: la rete da pesca che le pende dalla bocca potrebbe non essere più rimovibile; la pelle ha lesioni “simili a vesciche”. Una balena che si arena più volte ha una prognosi molto sfavorevole. Andare avanti senza tenerne conto è un errore. Baschek lo aveva già detto in presenza del ministro, quando i due comparivano ancora insieme in pubblico: sarebbe “pura crudeltà verso gli animali”.
(Traduzione di Marina Astrologo)
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it