Città di Gaza, 9 marzo 2026  (Moiz Salhi, Anadolu/Getty)

“Nella Striscia di Gaza non c’è più il cessate il fuoco”, scrive il quotidiano palestinese Al Ay­yam, parlando delle incursioni e dei bombardamenti intensi che negli ultimi giorni l’esercito israeliano sta conducendo oltre la linea gialla, al di fuori dell’area destinata a rimanere sotto il controllo di Tel Aviv nella prima fase della tregua tra Israele e Hamas. Negli attacchi è stato colpito anche il campo per sfollati di Al Sawarha, in cui sono stati registrati cinque morti. Il 9 marzo a Nuseirat è stata uccisa la giornalista Amal Shamali, di Radio Qatar (nella foto i suoi familiari all’obitorio): con la sua morte sale a 261 il numero dei giornalisti morti dall’inizio della guerra.

Anche la Cisgiordania vive un assedio di fatto, con chiusure sistematiche delle strade e prezzi alle stelle, che rendono difficile la sopravvivenza quotidiana delle famiglie. Nell’arco di una settimana cinque palestinesi sono morti – due sono stati uccisi a colpi di pistola a Khirbet Abu Falah – e altri quindici sono rimasti feriti in una serie di attacchi compiuti da coloni israeliani. L’Autorità palestinese denuncia “una grave escalation del terrorismo dei coloni”. Su Haaretz Amira Hass scrive che “in pieno giorno, sotto le telecamere dell’esercito e dei servizi di sicurezza, le squadre del terrore ebraiche sparano ai palestinesi, distruggono uliveti e tubature, invadono i campi, picchiano donne, anziani, giovani e animali, riducono in fin di vita gli attivisti che li vogliono difendere e poi si vantano apertamente che il loro obiettivo è espellere i palestinesi”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati