Con le elezioni generali del 5 marzo l’ex sindaco di Kathmandu, Balendra Shah, e il neonato partito riformista Rastriya swatantra party (Rsp), o Partito dell’indipendenza nazionale, sembrano aver sbattuto fuori dal parlamento la vecchia classe politica nepalese, profondamente corrotta. Sono state le seconde elezioni in Asia meridionale dopo l’ondata di malcontento giovanile che lo scorso settembre aveva travolto i partiti tradizionali, ormai screditati, in un clima di violenze diffuse.
Il 12 febbraio il Bangladesh nationalist party ha ottenuto una maggioranza di due terzi all’assemblea nazionale. Un anno e mezzo prima gli studenti, con il sostegno di folle indignate, avevano fatto cadere la prima ministra Sheikh Hasina costringendola alla fuga in India e mettendo fine ai dodici anni di governo repressivo della corrotta Lega Awami. Come in Nepal, anche in Bangladesh i social media avevano alimentato le proteste. Nel 2022 campagne simili avevano sconvolto lo Sri Lanka, dove i giovani si erano ribellati alla cattiva gestione della crisi economica da parte della famiglia Rajapaksa.
Shah, ingegnere di 35 anni noto come Balen, ha ottenuto quasi il quadruplo dei voti dell’ex primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli, 74 anni. Spesso definito un “rapper”, Balen ha conquistato la fiducia degli elettori soprattutto grazie a quello che ha fatto come sindaco di Kathmandu dal 2022, con iniziative per ampliare le strade, migliorare la gestione dei rifiuti e promuovere campagne di pulizia in tutta la capitale. Al centro della sua campagna la promessa di favorire l’accesso alla sanità e all’istruzione per i più poveri e di creare 1,2 milioni di posti di lavoro per fermare l’esodo dei giovani. Le rimesse degli emigrati rappresentano infatti il 25,2 per cento del pil, una delle percentuali più alte al mondo.
Shah ha fatto parlare di sé all’estero anche per aver eliminato dal suo programma elettorale un grande progetto industriale legato alla nuova via della seta cinese. Si è dimesso da sindaco di Kathmandu per unirsi al Rastriya swatantra party, che ha avuto una delle ascese più sorprendenti della storia politica recente. Non è ancora chiaro però se lui, o chiunque altro, sarà in grado di mantenere le promesse.
Bellezza e povertà
Stretto tra Cina e India e famoso per la sua geografia estrema, il Nepal ospita otto delle dieci vette più alte del mondo, tra cui il monte Everest. Nonostante la sua bellezza, è uno dei paesi meno sviluppati al mondo: circa il 20 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà senza miglioramenti nell’ultimo decennio. Il 17 per cento circa dei suoi trenta milioni di abitanti lavora all’estero. Le prospettive economiche e politiche non sono rosee: la Banca mondiale ha ridotto le previsioni di crescita per il 2025-2026 al 2,1 per cento rispetto al 4,6 per cento dell’anno precedente. E le piogge arrivate in ritardo nelle principali zone in cui si coltiva il riso rischiano di ostacolare la produzione agricola. Il turismo, che nel 2022-2023 ha contribuito all’8 per cento del pil, è trainato da segmenti come trekking, alpinismo e turismo di lusso, ma è stato duramente colpito dalla pandemia. Ha poi subìto un ulteriore crollo del 18,3 per cento dopo le rivolte violente e la repressione dello scorso settembre.
◆ Su 165 circoscrizioni uninominali, 61 candidati eletti il 5 marzo 2026 (circa il 37 per cento del totale) hanno meno di quarant’anni, e altri se ne aggiungeranno per i seggi assegnati con il sistema proporzionale. Questo perché il Rastriya swatantra party (Rsp), che ha ottenuto la maggioranza dei voti, ha candidato soprattutto giovani. Di quei 61 nuovi deputati, infatti, 52 sono dell’Rsp. The Kathmandu Post
Tuttavia è la politica il principale problema del paese. Il nuovo governo che l’Rsp e Shah si preparano a guidare sarà il 27° da quando è stata introdotta la democrazia, nel 1990: ogni esecutivo è durato in media un anno, in un ciclo continuo di corruzione, incompetenza, difficoltà economiche e disoccupazione di massa. Una situazione che ha innescato le violenze senza precedenti che nel 2021 hanno portato alla caduta del Partito comunista del Nepal (marxista-leninista unificato) guidato da Oli. La folla ha incendiato il palazzo che ospitava l’ufficio del primo ministro, oltre ai ministeri dell’interno, delle finanze e della sanità, il parlamento, la corte suprema, tribunali, la sede della commissione anticorruzione e quelle dei principali partiti. Si stima che i danni alle infrastrutture ammontino a più di duecento miliardi di rupie (1,16 miliardi di euro), aggravando ulteriormente le difficoltà economiche del paese.
Pur non avendo uno sbocco sul mare, il Nepal continua ad avere un peso a livello regionale, se non globale. Il 7 marzo il primo ministro indiano Narendra Modi ha definito le elezioni un “momento di orgoglio” nel “percorso democratico” del paese. La Cina negli anni ha coltivato i rapporti con i partiti comunisti nepalesi e ha mediato dispute interne, in particolare per favorire governi vicini a Pechino. Ha inoltre investito molto in ferrovie, autostrade, aeroporti e infrastrutture idroelettriche nell’ambito della nuova via della seta, diventando un importante partner commerciale di Kathmandu, con finanziamenti mirati a collegare l’economia nepalese a quella cinese. La decisione di Shah di eliminare dal suo programma elettorale il megaprogetto industriale previsto dalla nuova via della seta, quindi, non sarà piaciuta a Pechino.
Il futuro primo ministro ha promesso di concentrarsi sulle aspirazioni della generazione Z, dal buon governo alla creazione di posti di lavoro e opportunità per contrastare la disoccupazione giovanile. Dovrà però affrontare un delicato equilibrio diplomatico tra India, Cina e Stati Uniti. Le elezioni sembrano aver creato un clima più stabile per il ritorno dei trekker, nella speranza che i “trekker politici” provenienti da Pechino, New Delhi e Washington restino al loro posto. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 37. Compra questo numero | Abbonati