Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha adottato spesso la strategia del “lascia o raddoppia” per negoziare in ambito politico e militare, trascurando però un elemento cruciale: quello che può valere al tavolo da gioco è improponibile sia nei rapporti internazionali sia sul campo di battaglia, tanto più con paesi alleati che non possono e non devono essere minacciati. E invece è precisamente ciò che ha fatto Trump con la Nato, l’organizzazione che difende la sicurezza dell’Europa occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale. La risposta europea è stata chiara e pertinente.

Trump ha ignorato il diritto internazionale scatenando con Israele una guerra contro l’Iran senza alcuna provocazione. Ora che la realtà ha sgretolato le sue dichiarazioni trionfalistiche su una vittoria rapida e schiacciante ed è chiaro che le tensioni crescenti nello stretto di Hormuz, da dove passa il petrolio del Golfo, potrebbero mettere a dura prova l’economia mondiale, pretende che i suoi alleati mandino navi da guerra nella regione per proteggere le rotte marittime e piegare gli iraniani. La sua non è stata una richiesta o una proposta amichevole, ma un vero e proprio ordine, accompagnato dalle consuete minacce.

Fortunatamente il presidente statunitense si è scontrato con un rifiuto secco sia dei paesi della Nato sia di altri alleati fedeli come il Giappone o l’Australia. La rappresentante della politica estera dell’Unione europea Kaja Kallas ha spiegato davanti al consiglio europeo che lo stretto di Hormuz è fuori dal raggio d’azione della Nato. Il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius ha chiesto se Trump creda davvero che “un manipolo di fregate europee possa ottenere nello stretto di Hormuz qualcosa che la potente armata degli Stati Uniti non riesce a fare”, concludendo con il punto centrale per i politici e l’opinione pubblica europei: “Questa non è la nostra guerra. Non siamo stati noi a scatenarla”.

La guerra in corso sta penalizzando le economie europee, a causa di un capriccio del presidente degli Stati Uniti. L’attacco ordinato da Trump e Benjamin Netanyahu non è mai passato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, né attraverso una consultazione con la Nato. L’Europa non ha lasciato solo Trump. È stato lui a decidere di agire in questo modo, e ora deve accettarne le conseguenze. Invece di minacciare gli alleati, il presidente statunitense farebbe meglio a cercare immediatamente una via d’uscita da un conflitto sempre più fuori controllo. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati