I
koryo‑saram sono i discendenti dei coreani che vivevano nell’estremo oriente russo e che nel 1937 furono deportati soprattutto negli attuali Kazakistan e Uzbekistan su ordine di Iosif Stalin, leader dell’Unione Sovietica. Più di 170mila persone furono costrette a viaggiare su treni merci, accusate di essere potenziali spie giapponesi. Migliaia morirono lungo il viaggio, mentre i sopravvissuti ricostruirono le loro vite nei kolchoz, le cooperative agricole, in condizioni di estrema povertà.
Nel corso dei decenni sono diventati parte integrante delle società in cui vivevano mentre il loro legame con la Corea si è gradualmente affievolito. La lingua dei loro antenati, il koryo-mar, è sopravvissuta solo tra gli anziani, mentre i più giovani sono cresciuti parlando le lingue locali. “Oggi però una nuova generazione sta riscoprendo le proprie radici grazie alla korean wave, un fenomeno culturale che ha diffuso la cultura pop sudcoreana, tra cui musica, serie tv, film e moda”, afferma Federico Borella, che nel 2025 ha fotografato alcuni giovani koryo-saram a Tashkent, in Uzbekistan, nella serie Between two homelands. Questi ragazzi che hanno tra i 18 e i 30 anni, partecipano a gare di ballo, serate di musica k-pop, e scambi linguistici di coreano e uzbeco. “Alla Bucheon university, un campus coreano della città, si organizzano attività che fanno incontrare koryo-saram e ragazzi uzbechi. Anche i giovani dell’Uzbekistan infatti sono attirati dalla cultura coreana e alcuni sperano di emigrare in Corea del Sud per studio o lavoro”. ◆
La serie Between two homelands di Federico Borella è arrivata in finale ai Sony world photography awards nella categoria Ritratto. I vincitori del concorso saranno annunciati il 16 aprile 2026.
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati