A più di un mese dall’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, la guerra in Medio Oriente non si ferma e le sue conseguenze economiche si aggravano. “Il presidente statunitense Donald Trump continua a cercare una via d’uscita dal conflitto in cui è rimasto impantanato”, scrive The Nation. Parlando con i giornalisti, il 1 aprile Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero concludere le operazioni militari in l’Iran “tra due o tre settimane”. Ha aggiunto di aver conseguito i suoi obiettivi, tra cui impedire all’Iran di costruire un’arma nucleare (cosa considerata non vera dalla maggior parte dei commentatori).

“Più crescono le sue difficoltà, e più Trump se la prende con gli alleati europei che non hanno raccolto il suo appello a intervenire militarmente per riaprire lo stretto di Hormuz, controllato dagli iraniani”, scrive il Guardian. In un’intervista al quotidiano britannico The Telegraph, il 1 aprile, ha “detto che “l’Europa non è affidabile sulla difesa” e che sta seriamente valutando la possibilità di uscire dalla Nato, cosa che di fatto ne sancirebbe la fine.

Nonostante le pressioni degli Stati Uniti, il primo ministro britannico Keir Starmer ha spiegato “questa non è la nostra guerra e non ci faremo coinvolgere”. Ha anche parlato dell’intenzione di rafforzare i legami con l’Unione europea. Il 31 marzo si è saputo che il governo italiano ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base militare di Sigonella, vicino a Catania, per far atterrare e poi ripartire i suoi bombardieri verso il golfo Persico.

Sul fronte diplomatico, Trump continua a sostenere che i negoziati con l’Iran per un cessate il fuoco sono a buon punto, mentre gli iraniani continuano a smentire. “Il ministro degli esteri di Teheran ha detto che sta scambiando messaggi con i negoziatori statunitensi, ma che l’Iran è disposto ad accettare non un cessate il fuoco ma solo la fine della guerra”, scrive la Bbc. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati