Santa Teresa d’Avila non è stata la sola tra le donne (o, in generale, tra mistici e filosofi) ad aver riflettuto sul legame tra amore sessuale e amore divino. Platone vedeva nell’eros terreno un riflesso del nostro desiderio per il vero e il bene. Ildegarda di Bingen, badessa tedesca del dodicesimo secolo, parla di una “sensazione di calore nel cervello di una donna”. Usando il termine viriditas (“verdezza” in latino, o fertilità), Ildegarda descrive il divino come fonte di fecondità e vita, “la forza verdeggiante di Dio” in contrasto con la sterile aridità (ariditas). Eppure, come ricorda Melissa Febos nel suo filosoficamente ricco e profondamente sensuale Dry season, spesso le nostre vite erotiche rendono il mondo più arido che verde. Il libro esplora l’anno di castità di Febos: un tentativo di rinunciare non solo al sesso ma anche agli appuntamenti e perfino al flirt. E cerca di capire cosa dovrebbe essere il sesso e cosa, troppo spesso, è in realtà. Nella sua forma peggiore, suggerisce l’autrice, diventa un meccanismo di controllo. Febos non appartiene a una confessione religiosa formale. Ma Dry season non è tanto un libro sul sesso o sull’amore quanto sulla fede o, almeno, sulla fame di fede. Questa fame, sottolinea Febos, non deve necessariamente sfociare in una pratica religiosa tradizionale o codificata. Tuttavia il linguaggio del desiderio spirituale può comunque aiutarci a comprendere l’origine del desiderio e, forse, il suo oggetto ultimo.
Tara Isabella Burton,
The Wall Street Journal

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati