Algerian Presidency, Getty

“L’Algeria e la Libia si presentano come le grandi beneficiarie della guerra nel golfo Persico”, scrive il sito Mediapart. Mentre la Libia è rallentata dall’instabilità politica, l’Algeria – principale produttrice di gas in Africa – “sta per sostituirsi al Qatar, nonostante l’emirato produca il doppio del gas. Dall’inizio del conflitto Algeri ha scelto il realismo. La crisi con gli Emirati Arabi Uniti, il paese arabo più vicino a Israele, sembra completamente dimenticata: il 1 marzo gli ambasciatori degli stati arabi attaccati dall’Iran sono stati ricevuti dal ministro degli esteri algerino Ahmed Attaf, che ha espresso ‘piena solidarietà ai paesi arabi fratelli presi di mira dalle aggressioni militari’”. Ma le risorse di gas e petrolio stanno diventando una leva diplomatica soprattutto con l’Unione europea, in particolare dopo la sospensione della produzione di gas naturale liquefatto nell’impianto qatariota di Ras Laffan. Dopo la visita ad Algeri della presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni il 25 marzo (nella foto con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune), “il balletto diplomatico ad Algeri non si è mai fermato. Il gas algerino è solo il 12 per cento di quello importato dall’Unione, e tra il 2022 e il 2025 era diminuito da 41 a 39 miliardi di metri cubi. Ma dall’inizio del conflitto le importazioni sono cresciute, raggiungendo le 462mila tonnellate nelle prime due settimane di marzo, il 74 per cento in più rispetto a febbraio. Di fronte a queste sfide, i leader algerini si affrettano ad aumentare la produzione”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati