“La luminosa giornata di Pasqua ha lasciato spazio alla notte, quando sono i demoni a gioire: il difensore dei valori cristiani Viktor Orbán è stato sconfitto. Il nuovo primo ministro dei magiari sarà Péter Magyar. Facile fare battute, ma sembra che non ci sia modo di indorare la pillola. Avete sbagliato, ungheresi. E ve ne pentirete”, scrive l’agenzia di regime russa Ria Novosti commentando il voto ungherese. “‘L’Ungheria ha scelto l’Europa. Il paese torna sul suo percorso europeo. L’Unione europea diventa più forte’. Così ha esultato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Lei e Orbán si odiavano. La sua euforia è condivisa dal segretario generale della Nato, dal cancelliere tedesco, dal presidente francese e, naturalmente, dall’uomo che si definisce il presidente dell’Ucraina.
Considerata la propensione di Volodymyr Zelenskyj a credere nei miracoli, probabilmente è proprio lui il più felice: ai suoi occhi la sconfitta di Orbán aprirà al paese le porte dell’Ue e colmerà il buco di bilancio che rischia di far rimanere Kiev senza soldi entro l’estate. Ma non andrà così. Molti paesi dell’Unione non vogliono accogliere l’Ucraina, ma finora hanno lasciato che fosse Orbán a scontrarsi con Bruxelles. I soldi, invece, probabilmente arriveranno. Magyar eliminerà i veti su Ucraina e Russia in cambio dell’accesso ai fondi europei. Questo significa che Mosca riceverà il ventesimo pacchetto di sanzioni e Kiev un prestito di 90 miliardi di euro, una boccata d’ossigeno per Zelenskyj. Senza quest’intervento tutto finirebbe più rapidamente”.
“Le elezioni ungheresi hanno ricevuto tanta attenzione perché potevano dare il colpo di grazia a Zelenskyj. Tuttavia”, conclude Ria Novosti, “le speranze di Kiev sono infondate. La situazione migliorerà quando arriverà la pace, e il principale ostacolo resta Zelenskyj. Orbán aveva fatto la sua parte per rimuoverlo ‘con le buone’, e la storia lo ricorderà. Ma ovviamente alla fine sarà la Russia a rimuoverlo, in un modo o nell’altro. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati