Negli occhi di Ryoko Sekiguchi Venezia non è un’immagine, e nemmeno un sogno immobile nella pietra. Il magnifico libro che le dedica la celebra come un organismo vivente, attraversato da respiri e linfe vitali. Tutto comincia quando scopre per caso un erbario ottocentesco appartenuto a una botanica veneziana di nome Ilaria. Tra le sue pagine trova petali addormentati, foglie fragili, annotazioni precise e febbrili. Queste tracce risvegliano un duplice desiderio di scrittura: indagare la vita di questa donna cancellata dal tempo e farne risuonare la voce durante le sue peregrinazioni nei giardini della laguna. Il libro intreccia più livelli: i frammenti del diario di Ilaria e il racconto personale dell’autrice, che si definisce “un’archivista dell’effimero”. Attraverso il suo sguardo si scopre una città che sembra un organismo vegetale, tra acqua, pietra e luce. Con una delicatezza toccante, Sekiguchi dà forma alle sue passeggiate e alle sue scoperte.
Amaury da Cunha, Le Monde

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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati