Byron Smith, Getty

Nel vertice che si è tenuto a Cipro il 23 e 24 aprile ( nella foto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ) l’Unione europea ha sbloccato il prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina, congelato da febbraio per il veto ungherese. A far ritrovare l’unanimità ai paesi dell’Unione sono stati due elementi: la sconfitta elettorale del filorusso Viktor Orbán e la riapertura dell’oleodotto Družba, che trasporta il petrolio russo verso l’Europa centrale attraverso l’Ucraina. L’opposizione di Budapest era dovuta all’interruzione delle forniture di greggio russo. A Cipro è stato raggiunto anche un accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Dietro la buona notizia, fa notare il sito ucraino Nv, si nasconde un paradosso: “L’Ucraina è intrappolata in un circolo vizioso: l’occidente ci sostiene economicamente perché deve compensare il fatto che Ungheria e Slovacchia acquistano petrolio russo, contribuendo a prolungare la guerra. Ma Mosca continua a trarre profitto dal transito del suo greggio nel nostro territorio, cosa che la aiuta a proseguire la guerra. In pratica, l’occidente finanzia contemporaneamente la nostra difesa e la macchina bellica di Putin”. Intanto l’esercito di Mosca continua a colpire le città ucraine: tra il 24 e il 27 aprile almeno 22 persone sono morte nei bombardamenti su obiettivi civili.

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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati