_Mark Schilling, **
**The Japan Times_

Sono pochi i film ambientati nel mondo del teatro kabuki. Il che è comprensibile, vista l’enorme difficoltà di rappresentarlo in modo realistico. In passato chi è riuscito a farlo ha sempre usato veri attori di kabuki nei ruoli principali. Adattando il romanzo in due parti di Shuichi Yoshida in un’opera ambiziosa e visivamente sontuosa, il regista Lee Sang-il ha deciso invece di usare due giovani attori che non provengono dal mondo del kabuki e, anche grazie alla consulenza della star Nakamura Ganjiro IV, supera l’esame dell’autenticità, almeno agli occhi di chi non è esperto. Ambientato nell’arco di cinquant’anni, il film comincia nel 1964 quando Kikuo (Ryō Yoshizawa), figlio di un boss della yakuza brutalmente ucciso sotto i suoi occhi, viene accolto come apprendista da un grande Hanjiro Hanai (Ken Watanabe), capo di una rinomata compagnia di Osaka, colpito dal suo talento come onnagata, cioè l’attore che nel kabuki interpreta i ruoli femminili. Anche il figlio di Hanjiro Shunsuke (Ryūsei Yokohama) si sta addestrando come onnagata ma, pur non mancando di talento, non ha gli stessi numeri di Kikuo. L’amicizia e la rivalità tra i due mandano avanti una storia che a tratti può risultare perfino violenta e che non mostra cali di ritmo, nonostante le tre ore di durata. I due attori protagonisti si sono allenati a lungo e risultano convincenti nelle rappresentazioni del kabuki ma molto credibili anche nelle parti drammatiche del film. Mark Schilling, The Japan Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati