L’allungamento della vita ha prodotto una trasformazione profonda: sempre più persone vivono più a lungo e accumulano potere a livello politico ed economico, dando vita a sistemi gerontocratici. “Gli Stati Uniti”, scrive il mensile **Harper’s **nel numero di maggio, “sono guidati da una classe dirigente molto anziana, poco rappresentativa della popolazione e spesso distante dai giovani, che partecipano sempre meno alla vita politica”. Il risultato è un sistema in cui gli interessi delle vecchie generazioni pesano di più, sia nel voto sia nella distribuzione della ricchezza, creando uno squilibrio che rallenta il cambiamento e limita le opportunità per chi è più giovane. Questo dominio si estende anche al lavoro, alla proprietà e al finanziamento della politica, rafforzando un circolo vizioso in cui il potere resta concentrato nelle stesse fasce d’età. Non si tratta di un piano deliberato, ma dell’effetto combinato dei progressi medici e del calo delle nascite: una trasformazione che pone un problema centrale di equilibrio tra generazioni e di rinnovamento sociale. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati