Con il suo Dracula, Radu Jude esplora le possibilità di collaborazione tra uomo e intelligenza artificiale (ia). All’inizio sfilano una serie di avatar del vampiro generati dall’ia che poi si esibiscono in un cabaret erotico a tema. Questo carosello è interrotto da cortometraggi introdotti da un alter ego del regista, che spiega come ha usato la tecnologia per crearli. Affascina l’estrema bruttezza dell’estetica prodotta dall’ia, come il modo in cui Jude mescola reale e artificiale per prendere di mira i suoi bersagli abituali (capitalismo, religione, comune senso del pudore, tradizioni romene, turismo). Certo tre ore sono lunghe, considerati l’umorismo grezzo e la natura ripetitiva del film.
Bruno Deruisseau, Les Inrockuptibles

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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati