“In un cambiamento politico epocale della storia recente dell’India, una potente ondata di malcontento ha spazzato via Mamata Banerjee e il suo partito, il Trinamool Congress, dal governo del West Bengala dopo 15 anni, portandovi il Bharatiya Janata Party (Bjp) con un mandato schiacciante”, scrive Outlook commentando i risultati delle elezioni che si sono svolte in quattro stati indiani nel mese di aprile. Il West Bengala era una roccaforte dell’opposizione e Banerjee una delle detrattrici più severe del primo ministro Narendra Modi e della sua politica ultranazionalista. Conquistando una larga maggioranza dei seggi nell’assemblea del West Bengala, stato molto grande e politicamente rilevante, il Bjp ha consolidato il suo potere nel paese. “Da quando Modi è diventato primo ministro nel 2014, il dominio del Bjp sulla politica e il peso della sua agenda politica, che mira a trasformare l’India in un paese indù invece che laico, hanno continuato a crescere”, scrive il Guardian, “mentre l’opposizione è frammentata e divisa da lotte intestine”. “L’entità della vittoria del Bjp ha messo in secondo piano le gravi controversie sorte sulla Revisione intensiva speciale (Sir) dei registri elettorali, che ha portato alla cancellazione di più di 2,7 milioni di elettori per presunte irregolarità, in gran parte musulmani e appartenenti ad altre minoranze che tradizionalmente non sostengono il Bjp”, scrive Outlook. Il partito di Modi ha conquistato anche l’Assam per la terza volta di seguito, assicurandosi così il controllo di venti dei 28 stati della federazione indiana. Gli altri due stati in cui si è votato, il Kerala e il Tamil Nadu, rimangono all’opposizione. Nel Kerala per la prima volta in dieci anni il partito del Congress ha sconfitto la coalizione comunista e nel Tamil Nadu ha vinto un partito nato da poco, il Tamilaga Vettri Kazhagam. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati