Per la cantautrice californiana residente a Manchester Jesca Hoop mettersi alla prova come produttrice sul settimo album significa testare la sua indipendenza e vivere abbastanza tempo con quel disagio che poi fa emergere qualcosa di nuovo. La realizzazione di Long wave home arriva dopo una serie di stravolgimenti personali e segna una svolta interiore; questo, però, non ha prodotto un lavoro introspettivo. Le canzoni sono state registrate in maniera frammentata, in studi differenti, e portate dietro lungo questo viaggio. Sono movimenti che risuonano nella musica stessa, come fossero dei lampi che vanno a comporre un unico insieme. Il filo conduttore dell’album è l’interesse per le relazioni umane, a volte affrontate con scetticismo. In Designer citizen Hoop guarda l’America da lontano, con un tono sardonico ma mai distaccato. Sembra stare sempre a bordocampo, incerta se farsi avanti o indietreggiare. I ruoli si confondono: a volte osserva, altre partecipa, altre ancora si trova nel mezzo. Il disco rifugge le categorie. La sua sostanza folk è spesso messa in crisi da fiati e ottoni che rischiarano e recedono delicatamente; le percussioni, quando ci sono, suggeriscono più un movimento che una struttura. Questo atteggiamento elusivo crea un’atmosfera arcana e misteriosa. La lunga onda del titolo ci porta più verso un viaggio che verso una destinazione, e riflette il lento processo per ridefinirsi.
Trev Elkin, Spectrum Culture
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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati